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BASTABUGIE - Eutanasia

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La chiamano "dolce morte", ma in realtà è l'uccisione di innocenti

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Ormai si uccide con l'eutanasia anche chi non è d'accordo

TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6184ORMAI SI UCCIDE CON L'EUTANASIA ANCHE CHI NON E' D'ACCORDO di Caterina GioielliSi chiama Marinou Arends, è questo il nome della "dottoressa A." o "Catharina A.", pseudonimo usato in questi anni dai giornali per proteggere l'anonimato del medico che nel 2016 diede l'eutanasia a una anziana affetta da demenza senile e contro il suo volere. Assolta dal tribunale dell'Aia lo scorso settembre, decisione confermata ad aprile dalla Corte Suprema olandese a cui il giudice aveva rinviato il caso «nell'interesse della legge», oggi la dottoressa, geriatra in pensione, ha deciso di rivelare la sua identità. E spiegare perché «lo rifarei ancora».L'intervista, la prima rilasciata dal medico a Nieuwsuur, viene registrata montando immagini delle stanze della casa di cura Florence a L'Aia dove l'anziana trascorse le ultime sette settimane di vita, riprese di letti e poltroncine vuote, bozzetti del processo al medico, prime pagine dei giornali e dei dossier sul caso dell'"eutanasia del caffè", "eutanasia a una demente". Tutto vortica intorno al racconto del medico e della sua ferrea volontà, fin dal primo giorno di ricovero, di "aiutare" la povera anziana. La donna ha 74 anni, oltre 50 trascorsi accanto al marito, quando viene portata dai parenti alla Florence; caso vuole ci sia una stanza libera proprio nel reparto della Arends e che la Arends scopra subito che anni prima l'anziana aveva firmato un testamento biologico specificando che avrebbe voluto ricevere l'eutanasia se fosse stata rinchiusa in una casa di riposo. «Il mio primo pensiero è stato "devi fare qualcosa", "devi prendere sul serio una richiesta di eutanasia». Il medico assicura di averlo già fatto con altri pazienti, avere preso in considerazione ogni domanda di morte assistita. Tanto che a quell'anziano affetto da demenza e che nemmeno ci pensava più – «in realtà qui non ho molti problemi, il caffè è buono, mi piace la vista, mi siedo qui con il mio giornale. Voglio vivere ancora per un po'» -, non l'aveva certo somministrata. SI LAMENTAVA SEMPREMa il caso della settantaquattrenne, quello era diverso: «Quando bevevamo il the, si lamentava sempre della sua condizione terribile, del fatto di non poter più fare nulla, e di essere sempre così stanca. Era sempre triste, triste, ribelle, irrequieta». Della sua "infelicità" l'anziana parla con tutti, Arends è sempre più convinta che darle l'eutanasia sia la soluzione migliore per alleviare le sue sofferenza e il marito, che ha una procura per prendere decisioni su sua moglie, è d'accordo. Ma c'è un problema: nel testamento biologico la donna ha specificato che l'eutanasia avrebbe dovuto esserle erogata solo «su mia richiesta, quando riterrò che sia giunto il momento», e quando «sarò nel pieno delle mie facoltà» per richiederla. Per Arends il fatto che la donna soffra ora di demenza avanzata non è un'obiezione, «la legge afferma che come medico puoi e hai perfino il dovere di interpretare un testamento»: secondo il medico quella carta basta, non è stata scritta da un addetto ai lavori ma da una persona capace di sfruttare al meglio le proprie capacità e chiarire i propri desideri. Per tre volte Arends chiede alla donna «che ne pensi se ti aiutassi a morire?» e per tre volte l'anziana risponde sconcertata di no, aggiungendo «penso ci stiamo spingendo troppo lontano, morta, no». Ed è questo, paradossalmente, a rinsaldare la volontà della Arends, «un medico deve prendere in considerazione anche il modo in cui vengono pronunciate le risposte», afferma candidamente, «tutte le volte sembrava titubante». In pratica, siccome quelle risposte non erano coerenti alle volontà scritte anni prima, la donna dimostrava di non essere in sé, per il medico era mentalmente incompetente e «io non potevo abbandonarla», privarla dell'occasione di smettere di...

10 MINJUN 24
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Ormai si uccide con l'eutanasia anche chi non è d'accordo

Depredati cuore e fegato al bimbo scosso dalla madre

TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5952DEPREDATI CUORE E FEGATO AL BIMBO SCOSSO DALLA MADRE di Alfredo De MatteoLe cronache di questi ultimi giorni dell'anno hanno riportato il caso del bambino di cinque mesi scosso violentemente dalla madre, una donna di 29 anni originaria del vicentino la quale, nel tentativo di calmare il pianto del piccolo, l'avrebbe cullato troppo forte provocandogli gravissimi danni cerebrali e neurologici. In seguito alla chiamata fatta al 118 dalla madre stessa, il bimbo è stato ricoverato all'ospedale di Padova e le sue condizioni sono sembrate subito molto gravi, anche se un'Angio TAC disposta dai medici della terapia intensiva aveva riscontrato la presenza di flusso sanguigno al cervello. Purtuttavia, in tutta fretta è stata chiamata una commissione medica formata da un neurologo, un'anestetista e un medico legale con il compito di valutare la eventuale morte cerebrale del bambino. Le cronache riferiscono che dopo un secondo e approfondito esame della commissione che aveva dichiarato la morte cerebrale del piccolo, sono state staccate le macchine che lo tenevano in vita e cuore e fegato sono stati espiantati.Come di consueto, quando si tratta di morte cerebrale ed espianto di organi le informazioni veicolate dagli organi di informazione risultano poco chiare, frammentate e contraddittorie. Del resto, la morte cerebrale è un'invenzione medico legale che non solo non ha nulla di scientifico ma che contrasta finanche col buon senso, per cui è facile cadere in veri e propri cortocircuiti logici.Ora, gli organi vitali non possono essere prelevati da un cadavere perché altrimenti risulterebbero inservibili. È dunque necessario che la persona a cui devono essere espiantati i preziosi organi sia ancora in vita e gli stessi risultino perfettamente irrorati e ossigenati. Per cui, non corrisponde a verità che al piccolo siano stati tolti i supporti che lo tenevano in vita (ma non era già morto?) e che solo successivamente sia stato sottoposto all'operazione di espianto, ma semmai il contrario: il bambino è stato tenuto in vita fino all'operazione di espianto, dopodiché, giocoforza, è deceduto.C'è da tenere presente che i test atti a stabilire la presunta morte cerebrale sono molto invasivi e comportano la sospensione delle cure. È pertanto probabile che la commissione si trovi ad accertare la presenza dei parametri clinici indicatori della morte cerebrale a causa della natura invasiva della stessa procedura d'accertamento e della sospensione delle cure necessarie a ridurre il danno cerebrale incorso al paziente. In altre parole, è proprio la procedura d'accertamento della morte cerebrale che può causare ulteriori danni neurologici al soggetto, danni che possono anche diventare irreversibili.Eppure, i primi esami effettuati sul bambino indicavano la presenza di attività cerebrale. Dunque, perché tanta fretta nel chiamare la commissione deputata a dichiarare l'eventuale morte cerebrale del bambino? Non sarebbe stato più sensato insistere con le cure adeguate volte a ridurre il danno cerebrale, anziché sospenderle e sottoporre il piccolo a test diagnostici altamente invasivi e peggiorativi della sua condizione clinica?Il contesto attuale riconosce scarso valore alla vita umana, in specie quella più innocente e indifesa, e al contempo tende ad attribuire alle scienze, in particolare a quelle mediche, la capacità di risolvere tutti i problemi dell'uomo. La pratica dei trapianti d'organi vitali si inserisce perfettamente in tale quadro culturale e finisce per togliere valore sia alla vita umana che alla vera scienza.Ora la madre del piccolo di cinque mesi sarà indagata per omicidio colposo anziché per il reato di lesioni gravissime. Ma non è stata certo lei a porre fine alla vita del suo bambino...

5 MIN2019 DEC 31
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Depredati cuore e fegato al bimbo scosso dalla madre

Il sacerdote non deve essere presente durante l'eutanasia

TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5943IL SACERDOTE NON DEVE ESSERE PRESENTE DURANTE L'EUTANASIAUn sacerdote deve sempre dire in modo chiaro a chi sceglie eutanasia e suicidio assistito che per la Chiesa cattolica sta commettendo un grave peccato. E per questo motivo non deve essere presente accanto a chi sceglie di suicidarsi quando il suicidio assistito o l'eutanasia vengono compiuti. È quanto dichiarato alla Catholic News Agency dal cardinale Wilhelm Eijk, arcivescovo di Utrecht, che contraddice quando dichiarato a proposito una settimana fa da monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita: «Nessuno va mai abbandonato. Accompagnare e tenere per mano chi muore credo sia un grande compito che ogni credente deve promuovere. Come ogni credente deve promuovere un contrasto alla cultura del suicidio assistito».SUICIDIO ASSISTITO ED EUTANASIA SONO UGUALIPrima di entrare in seminario, il prelato olandese si è laureato in medicina e chirurgia, dedicando la sua dissertazione di dottorato alle leggi sull'eutanasia. L'Olanda è uno dei primi paesi al mondo ad aver legalizzato la "buona morte" e per tutti questi motivi Eijk, di cui Tempi ha parlato diverse volte, rappresenta un voce autorevole in materia.Il cardinale ci tiene innanzitutto a precisare che non esiste alcuna differenza dal punto di vista morale tra suicidio assistito ed eutanasia. Nel primo caso è il paziente che si procura la morte assumendo la medicina letale preparata dal medico, nel secondo è il medico che provoca attivamente la morte con una iniezione letale su richiesta del paziente. «In entrambi i casi», spiega Eijk, «la responsabilità del paziente è grave perché è lui che prende l'iniziativa per porre fine alla propria vita. Allo stesso modo è grave la responsabilità del medico che pone fine alla vita del paziente o coopera a un atto intrinsecamente malvagio».LE TRE RAGIONI PER RIFIUTARE I SACRAMENTISgomberato il campo dell'equivoco di chi vede il suicidio assistito, depenalizzato dalla Corte costituzionale anche in Italia, come una forma meno grave di eutanasia, Eijk afferma che «il sacerdote non deve essere presente quando queste pratiche vengono eseguite. Infatti, la presenza del prete potrebbe dare a intendere che il sacerdote appoggia la decisione del paziente o suggerire che eutanasia e suicidio assistito non sono moralmente illeciti in alcune circostanze».Il cardinale non nega la possibilità di accompagnare spiritualmente il paziente che decide di suicidarsi, ma elenca tre motivi per cui «il sacerdote non può amministrare i sacramenti della confessione e dell'estrema unzione ai pazienti che li richiedono».«Innanzitutto una persona può ricevere i sacramenti solo quando si trova in buona disposizione e questo non è il caso di chi vuole opporsi all'ordine della creazione, violando il valore intrinseco della vita. Il secondo motivo è che una persona che riceve i sacramenti mette la propria vita nelle mani misericordiose di Dio. Ma chi vuole porre fine alla propria vita vuole invece prendere la vita nelle proprie mani. Infine, il sacerdote che amministra i sacramenti o prepara il funerale della persona in queste circostanze si rende responsabile di uno scandalo, dal momento che le sue azioni possono suggerire che il suicidio o l'eutanasia sono permessi in certe circostanze».LA SOLITUDINE È LA VERA MALATTIA DELL'OCCIDENTEQuesto non significa, continua l'arcivescovo di Utrecht, che non sia possibile celebrare il funerale di una persona che ha deciso di farsi uccidere con l'eutanasia, ma il sacerdote deve «giudicare in modo prudente se l'eutanasia o il suicidio assistito siano il frutto della depressione o di malattie psichiatriche. In questi casi la libertà della persona è diminuita e anche il porre fine alla propria vita non può essere...

6 MIN2019 DEC 24
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Il sacerdote non deve essere presente durante l'eutanasia

Ragazza sana chiede a 23 anni l'eutanasia

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5922RAGAZZA SANA CHIEDE A 23 ANNI L'EUTANASIA di Chiara ChiessiUna ragazza belga di 23 anni di nome Kelly, ha dichiarato al Daily Mail che vuole porre fine alla sua vita con l'eutanasia, a causa di alcuni problemi mentali da cui è affetta. La ragazza infatti, «ha tentato il suicidio, è stata ricoverata in ospedale, ha sofferto di disturbi alimentari ed ha iniziato a praticare l' autolesionismo».Lei stessa ha affermato: «Era più sopportabile il dolore da autolesionismo che il dolore alla testa. Almeno il dolore da autolesionismo scompare, a differenza del dolore all'interno che è sempre presente».Sempre secondo il Daily Mail: «I pazienti con problemi mentali rappresentano circa il tre per cento delle 17.000 persone uccise da quando la legge è stata modificata in questo paese di 11 milioni di cittadini. Ci sono stati 2.357 decessi l'anno scorso - dieci volte in più rispetto al primo anno in cui l'eutanasia era legale in Belgio...».Kelly apprese che era possibile richiedere l'eutanasia da uno psicologo dell'ospedale dove si trovava in cura. Nonostante i suoi piani già definiti, non ha mai raccontato ai genitori con cui vive, alla sorella gemella o ai fratelli più piccoli, di voler porre fine alla sua vita, fino a quando non ha trovato psichiatri che le hanno confermato che il suo dolore mentale è "insopportabile e incurabile".Quando finalmente lo disse alla sua famiglia, racconta: «Mio padre era molto scioccato, piangeva e l'ho stretto a me. Stavo quasi piangendo anch'io. Era molto commovente ma anche doloroso vederlo così».Come hanno sottolineato molti psichiatri, le condizioni delle persone che soffrono di problemi di salute mentale può migliorare nel tempo con le cure. Offrire la morte come "soluzione" alla sofferenza, non allevia l'angoscia mentale del malato, ma semplicemente pone fine alla sua vita.Non c'è da stupirsi sull'impennata di persone che richiedono la "dolce morte": una volta che un Paese (come il Belgio, in cui per di più non si fa distinzione tra dolore mentale e fisico) accetta l'idea che alcune vite non sono degne di essere vissute, ecco che la morte si manifesta come volontà delle persone più fragili, che soffrono molto e lo Stato preferisce "toglierle di mezzo" piuttosto che curarle.Un caso simile era capitato a Noa Pothoven [leggi: NOA, LA 17ENNE OLANDESE CHE HA CHIESTO E OTTENUTO L'EUTANASIA, http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5689 clicca qui, N.d.BB]. [...]Non a caso, Noa Pothoven aveva denunciato il fatto che nel suo Paese non esistevano cliniche specializzate nel curare disturbi mentali nell'età adolescenziale.A queste povere vittime, la morte dunque appare come unica soluzione.Nota di BastaBugie: Andrea Zambrano nell'articolo seguente dal titolo "Eutanasia, la campagna pro life può proseguire" parla dell'udienza del Gran Giurì dell'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria chiamato a rispondere sulla liceità morale dei manifesti di Pro Vita & Famiglia.Ecco l'articolo completo pubblicato sul sito del Timone il 5 dicembre 2019:Nel settembre scorso avevano mandato in isteria le anime belle del politicamente corretto. Ma i manifesti di Pro Vita & Famiglia in realtà non violavano nessun codice di regolamentazione pubblicitaria e men che meno, offendevano la morale o il buongusto. Certo, forti erano forti, ma proprio questo era l'intento di Toni Brandi e Jacopo Coghe che avevano concepito la campagna proprio per scuotere le coscienze sul tema eutanasia. «Marta, 24 anni, anoressica, potrà farsi uccidere. E se fosse tua sorella?», «Alessandro, 18 anni, bullizzato. Potrà farsi uccidere». E così via, il tutto accompagnato dall'hastag #noeutanasia per una campagna che invece è stata fin...

7 MIN2019 DEC 12
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Ragazza sana chiede a 23 anni l'eutanasia

Eutanasia per tutti: la Corte Costituzionale dice si all'aiuto al suicidio

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5838EUTANASIA PER TUTTI: LA CORTE COSTITUZIONALE DICE SI ALL'AIUTO AL SUICIDIO di Giuliano GuzzoAdesso che la nostra Corte Costituzionale ha pensato bene di «aprire» al suicidio assistito, ancorché ponendo dei paletti (paziente consapevole, sottoposto a trattamenti salvavita e in presenza di patologie irreversibili che causano sofferenze fisiche e psicologiche), è lecito chiedersi: che cosa accadrà in Italia? Quali saranno le conseguenze del riconoscimento ufficiale della «dolce morte», secondo solo a quello indiretto introdotto con il biotestamento eutanasico già nel 2017? Non c'è modo migliore, per rispondere a questa domanda, che una breve panoramica internazionale sui Paesi che la «dolce morte» l'hanno già introdotta e che son caratterizzati - tutti - da una preoccupante escalation mortifera.OLANDAIniziamo con l'Olanda dove, nel 2018, le morti anticipate sono calate rispetto all'anno precedente del 7%. Fatto positivo, certo, ma da esaminare criticamente con delle considerazioni. La prima concerne il fatto che, se da un lato è vero che nel 2018 le morti indotte (6.126) sono calate di oltre 450 casi rispetto ai 6.585 decessi 2017, dall'altro occorrerà aspettare quanto meno l'anno prossimo prima di trarre qualsivoglia conclusione sul fenomeno. Tanto per cominciare perché un calo, anche se più ridotto, della «dolce morte» nei Paesi Bassi si è già verificato ben due volte - nel 2003 rispetto al 2002 e nel 2006 rispetto al 2015 -, senza che questo, nei fatti, abbia poi impedito un aumento esponenziale della stessa.Va poi sottolineato come i dati parziali dei primi mesi del 2019 pare siano peggiori di quelli dell'anno precedente. In terzo luogo, gli esperti segnalano come ogni anno una percentuale di morti indotte che va dal 20 al 23% sfugga, per molteplici ragioni, alle statistiche ufficiali. Per non parlare inoltre della diversificazione della platea di quanti esercitano il cosiddetto "diritto di morire": lo scorso anno, in Olanda, quasi 70 persone hanno ottenuto l'eutanasia non solo pur non essendo malate terminali, ma anche non soffrendo di alcuna patologia che non fosse relativa a condizioni psichiatriche. Sempre nel 2018, si è confermato il radicamento di un fenomeno nuovo quanto inquietante: quello delle coppie che ottengono l'eutanasia. Insieme. Se ne sono contati ben 9 casi anche se solo di uno di questi si hanno informazioni: quello di una coppia nella quale il marito aveva il cancro all'esofago e la moglie la sclerosi multipla, e in cui entrambi hanno chiesto di morire motivando tale desiderio con il disagio ravvisato dalla «prospettiva di dover essere assistito da estranei e nell'incapacità di vivere in modo indipendente».BELGIOSe l'esperienza olandese in fatto di «dolce morte» è e resta quindi molto negativa, quella del Belgio non è certo migliore. Tanto per cominciare perché i numeri evidenziano come i primi 235 casi di «dolce morte» del 2003 siano lievitati ad oltre 1.000 già nel 2011, in meno di dieci anni, per poi salire fino agli oltre 2350 del 2018. Non solo. Uno studio pubblicato nel marzo 2015 su The New England Journal of Medicine, basato sui dati del 2013, ha messo in evidenza come solo quell'anno più di 1.000 persone siano decedute con procedure di morte assistita mai richieste in precedenza. E non mancano fatti singoli molto inquietanti. Basti pensare a Godelieva De Troyer, uccisa nell'aprile 2012, a 65 anni, dal dottor Wim Distelmans solo perché depressa e senza neppure che i figli della donna ne fossero informati.CANADAD'accordo - si potrebbe obiettare - ma forse sono Olanda e Belgio ad essere stati incapaci, come Paesi, nella gestione sanitaria e culturale della «dolce morte». Un'osservazione a cui si può replicare con un terzo esempio: quello del Canada, da dove poche settimane...

19 MIN2019 OCT 3
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Eutanasia per tutti: la Corte Costituzionale dice si all'aiuto al suicidio

Muore a 12 anni dopo 3 giorni di agonia (ma i giornali hanno dimenticato di dire che...)

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5790MUORE A 12 ANNI DOPO 3 GIORNI DI AGONIA (MA I GIORNALI HANNO DIMENTICATO DI DIRE CHE...) di Alfredo De Matteo«Sofia muore a 12 anni dopo tre giorni di agonia», titolano le cronache in relazione al tragico incidente occorso ad una ragazza di Parma rimasta intrappolata sul fondo della piscina di uno stabilimento balneare della Versilia, per cause ancora in via di accertamento. Sofia era stata soccorsa, rianimata e portata in gravissime condizioni all'ospedale Opa di Massa dove i medici hanno fatto tutto il possibile per salvarle la vita. In seguito, si è verificato un peggioramento delle condizioni cliniche della paziente per cui l'equipe medica ha deciso di avviare la procedura per la dichiarazione della morte cerebrale, come prescritto dalla legge. Dopodiché Sofia è stata dichiarata cerebralmente morta e i genitori hanno dato l'assenso per l'espianto degli organi ma la procura ha acconsentito solo al prelievo delle cornee (ilmessaggero.it, 17 luglio 2019).IL FAMIGERATO TEST DI APNEAOra, c'è da tenere in considerazione che la procedura di accertamento della morte cerebrale consiste in una serie di prove, tra cui il famigerato test di apnea. Attraverso tale esame si misura la capacità dell'individuo di regolare volontariamente (ossia in maniera automatica) la frequenza respiratoria in un dato momento. Se ad esempio decidiamo di trattenere il respiro (apnea) possiamo imporre la non attivazione del respiro spontaneo per un certo lasso di tempo (variabile per ciascuno di noi). Tuttavia, c'è un limite oltre il quale il nostro organismo impone la respirazione a prescindere dalla nostra volontà, pena la morte per asfissia. Il test di apnea non fa altro che produrre una situazione di accumulo di anidride carbonica nel sangue (con un valore soglia che corrisponde a 60 millimetri di mercurio) per verificare se si attiva spontaneamente un atto respiratorio. Il test prevede la de-connessione del paziente dal respiratore automatico per almeno 5 minuti e deve essere ripetuto per ben tre volte durante il periodo di osservazione; inoltre, il paziente deve essere libero da farmaci in grado di deprimere la funzione ventilatoria, in particolare oppioidi e curari. Inutile sottolineare che il test di apnea presenta diverse criticità per il semplice fatto che il paziente, a cui vengono di fatto sospese le cure, viene sottoposto a procedimenti invasivi che possono portare ad un peggioramento del suo quadro clinico e financo alla sua morte. Non occorre essere degli scienziati o degli esperti in materia per capire che togliere la possibilità di respirare ad un individuo che versa in condizioni critiche, per ben 5 minuti e per tre volte, non sia propriamente un toccasana per la sua salute. Nello specifico, è un po' come se Sofia fosse stata più volte rimmersa nella piscina da dove era stata tirata fuori per verificare le sue capacità respiratorie...DOMANDE SENZA RISPOSTAColpisce inoltre l'aleatorietà dell'intero processo di accertamento della morte, a partire dalla decisione di avviare le procedure.- Perché dopo tre giorni l'equipe medica ha deciso di verificare la morte cerebrale della paziente e non subito oppure dopo una settimana o un mese?- Cosa è cambiato nel frattempo e quali elementi oggettivi hanno indotto i medici a sottoporre la paziente agli invasivi test di accertamento invece di insistere solamente con le cure del caso?- In più, i test predittivi della morte cerebrale sono affidabili al di là di ogni ragionevole dubbio?- La morte cerebrale è vera morte?In realtà, di una cosa sola siamo certi: la sfortunata ragazza non è morta per cause riconducibili direttamente all'incidente occorsole bensì per la sospensione dei sostegni che la tenevano in vita. La legge prevede infatti che una volta accertata la cosiddetta morte...

7 MIN2019 SEP 4
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Muore a 12 anni dopo 3 giorni di agonia (ma i giornali hanno dimenticato di dire che...)

Noa, la 17enne olandese che ha chiesto e ottenuto l'eutanasia

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5689NOA, LA 17ENNE OLANDESE CHE HA CHIESTO E OTTENUTO L'EUTANASIA di Tommaso ScandroglioA volte arriva l'inverno prima che sia sbocciata la primavera. La diciassettenne olandese Noa Pothoven è morta domenica scorsa nel salotto di casa sua, dopo aver deciso di non mangiare e bere più. Noa era gravemente depressa e aveva sofferto di stress post-traumatico e anoressia dal momento che aveva subito violenze sessuali all'età di 11 e 12 anni e poi a 14 anni: si è tolta la vita perché altri, anni prima, le avevano tolto la vita dell'anima. La ragazza non si era più ripresa da quell'indicibile trauma e aveva pubblicato la sua storia nel 2018 nel libro autobiografico "Vincere o imparare".Aveva iniziato una battaglia legale per vedersi riconosciuto il diritto all'eutanasia, dato che in Olanda anche i minori dai 12 anni in su possono essere uccisi. Ma i suoi sforzi erano risultati vani. Ciò detto, per una depressa grave a cui viene rifiutata l'eutanasia legale, c'è una decina di persone nelle stesse condizioni in Olanda che invece riescono a ottenerla. Nel 2017 il 4,4% di tutti i decessi avvenuti nel Paese dei tulipani è da addebitarsi a pratiche eutanasiche.Noa, in un'intervista al quotidiano Ad, aveva dichiarato: «Volevo morire. Non ne potevo più di vivere. Per anni sono passata da un ospedale all'altro a causa di gravi problemi psichici. Depressione, tentativi di suicidio, anoressia, autolesionismo. Trenta ricoveri in centri specializzati dove indossavo solo un abito di una stoffa che non si poteva strappare. Disperata, mi sono rivolta alla Clinica per la fine della vita chiedendo l'eutanasia. Mi hanno risposto di no perché sono troppo giovane: devo superare il trauma a causa di una violenza subita con un completo tragitto di cura, sino a quando il mio cervello sarà completamente sviluppato, non prima dei 21 anni. Sono devastata perché non posso aspettare così a lungo».UN TRISTE ULTIMO POSTUna settimana fa su Instagram il suo ultimo post: "Un triste ultimo post. Ho esitato a lungo, ma ho deciso di pubblicarlo. Il mio piano era pronto da molto tempo quindi non è impulsivo. Vado dritta al punto: entro un massimo di 10 giorni morirò. Dopo anni di battaglie, il combattimento è finito. Ora ho smesso di mangiare e bere e dopo molte discussioni e conversazioni è stato deciso che sarò lasciata andare perché la mia sofferenza è insopportabile. È finita. Non sono stata davvero viva per così tanto tempo, sopravvivo, e nemmeno quello. Respiro ancora, ma non sono più viva. Sono ben curata, ottengo sollievo dal dolore e sono con la mia famiglia tutto il giorno (sono in un letto d'ospedale nel soggiorno). Sto salutando le persone più importanti della mia vita". E infine: "Va tutto bene. Non cercare di convincermi che questo non è buono, questa è la mia decisione ed è definitiva. L'amore è lasciare andare, in questo caso... Amore da Noa".C'è ancora mistero sulle modalità concrete che hanno permesso a Noa di morire. Forse parallelamente al processo di decadimento prodotto dalla mancanza di idratazione e nutrizione, che poi l'ha portata a morire, c'è stata l'assistenza palliativa dei medici, presenti al momento del decesso. Dunque, dal punto di vista morale si tratterebbe di aiuto al suicidio, perché le pratiche palliative sarebbero state prestate proprio per rendere meno doloroso il trapasso e quindi agevolarlo. Il suicidio assistito è una delle molteplici modalità per praticare l'eutanasia.Ma alla fine sono solo tecnicismi. Gli aspetti dolorosamente importanti di questa vicenda sono altri. Primo: al di là di ciò che prescrive la legge olandese, alla ragazza doveva essere impedito di realizzare il proposito suicidario. Vero è che i parenti e i medici hanno tentato di tutto, cercando di persuaderla, ma, dato che la persuasione non aveva funzionato,...

11 MIN2019 JUN 12
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Noa, la 17enne olandese che ha chiesto e ottenuto l'eutanasia

La morte cerebrale e' un trucco della cultura della morte

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5466LA MORTE CEREBRALE E' UN TRUCCO DELLA CULTURA DELLA MORTE di Alfredo de Matteo Quest'anno ricorrono i cinquant'anni (1968) della prima definizione del criterio di morte cerebrale, ad opera di una commissione medica creata ad hoc dall'università di Harvard per giustificare eticamente i primi trapianti d'organi vitali. Sull'Avvenire del 4 febbraio è uscita un'interessante intervista, a firma di Lucia Bellaspiga, alla ricercatrice del Centro neurolesi di Messina, Silvia Marino.L'occasione è un meeeting internazionale che si è svolto a Milano il 2 febbraio scorso sui disordini della coscienza, organizzato dalla Fondazione Irccs Istituto Neurologico Carlo Besta.La neurologa Marino si occupa da diversi anni di scandagliare i residui più nascosti della coscienza attraverso le tecniche di neuroimaging e di studiare le reazioni del cervello stimolato da suoni, odori ed immagini. Ai pazienti apparentemente privi di contatto con il mondo esterno e immobili da mesi o anni nel loro letto, spiega nell'intervista la ricercatrice, somministriamo stimoli di ogni genere, soprattutto grazie alla fondamentale collaborazione dei familiari. Mentre ciò avviene, attraverso la risonanza magnetica funzionale possiamo vedere se si attivano le aree del cervello del paziente.Abbiamo così studiato 27 persone con diagnosi di minima coscienza e 23 in stato vegetativo, e tra questi ultimi ben 10 sono passati ad uno stato di minima coscienza. Pertanto, ribadisce la neurologa, la parola irreversibile applicata ai disturbi della coscienza, stato vegetativo compreso, non è più utilizzabile.IL 40% DELLE DIAGNOSI DI STATO VEGETATIVO RISULTANO ERRATEDel resto, pochi mesi fa la rivista Current Biology ha reso noto un importante esperimento scientifico condotto dalla neuroscienziata italiana Angela Sirigu, la quale è riuscita a recuperare la coscienza di un paziente in stato vegetativo attraverso una serie protratta nel tempo di elettrostimolazioni del nervo vago. Secondo la comunità scientifica almeno il 40 per cento delle diagnosi di stato vegetativo risultano errate, ma la particolarità del caso del paziente sottoposto all'esperimento della Sirigu riguarda il fatto che la certezza della diagnosi sembrava fuori discussione, dal momento che egli non aveva più alcun contatto con il mondo esterno da 15 anni e la sua condizione sembrava effettivamente irreversibile.Fino agli anni Sessanta la tradizione giuridica e medica occidentale riteneva che l'accertamento della morte dovesse avvenire tramite il riscontro della definitiva cessazione di tutte le funzioni vitali: respirazione, circolazione, attività del sistema nervoso. Appunto cinquant'anni or sono, nel 1968, un comitato istituito dalla Harvard Medical School propose un nuovo criterio di accertamento della morte fondato sulla definitiva cessazione delle sole funzioni cerebrali, il cosiddetto coma irreversibile. Da allora, la morte cerebrale è il criterio che consente di effettuare legalmente la pratica dei trapianti degli organi vitali nella maggior parte degli Stati del mondo.MORTE CEREBRALE INAFFIDABILEOra, se l'ormai raggiunta consapevolezza dell'inaffidabilità del parametro di morte cerebrale o coma irreversibile ci spinge a denunciare la tendenza in atto tesa a ridurre l'uomo ad un semplice agglomerato di organi, senza coscienza né anima, come avviene ad esempio per l'eutanasia, perché essa non ci dovrebbe spingere a denunciare con eguale determinazione la pratica della cosiddetta donazione di organi?Non si fonda anch'essa, a ben vedere, sui medesimi principi che hanno portato all'assassinio per sentenza di Eluana Englaro o di Terry Schiavo e che hanno portato i giudici inglesi a "staccare la spina" al povero Charlie Gard?In effetti, il criterio ultimo sulla base di cui,...

6 MIN2018 DEC 31
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La morte cerebrale e' un trucco della cultura della morte
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Ormai si uccide con l'eutanasia anche chi non è d'accordo

TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6184ORMAI SI UCCIDE CON L'EUTANASIA ANCHE CHI NON E' D'ACCORDO di Caterina GioielliSi chiama Marinou Arends, è questo il nome della "dottoressa A." o "Catharina A.", pseudonimo usato in questi anni dai giornali per proteggere l'anonimato del medico che nel 2016 diede l'eutanasia a una anziana affetta da demenza senile e contro il suo volere. Assolta dal tribunale dell'Aia lo scorso settembre, decisione confermata ad aprile dalla Corte Suprema olandese a cui il giudice aveva rinviato il caso «nell'interesse della legge», oggi la dottoressa, geriatra in pensione, ha deciso di rivelare la sua identità. E spiegare perché «lo rifarei ancora».L'intervista, la prima rilasciata dal medico a Nieuwsuur, viene registrata montando immagini delle stanze della casa di cura Florence a L'Aia dove l'anziana trascorse le ultime sette settimane di vita, riprese di letti e poltroncine vuote, bozzetti del processo al medico, prime pagine dei giornali e dei dossier sul caso dell'"eutanasia del caffè", "eutanasia a una demente". Tutto vortica intorno al racconto del medico e della sua ferrea volontà, fin dal primo giorno di ricovero, di "aiutare" la povera anziana. La donna ha 74 anni, oltre 50 trascorsi accanto al marito, quando viene portata dai parenti alla Florence; caso vuole ci sia una stanza libera proprio nel reparto della Arends e che la Arends scopra subito che anni prima l'anziana aveva firmato un testamento biologico specificando che avrebbe voluto ricevere l'eutanasia se fosse stata rinchiusa in una casa di riposo. «Il mio primo pensiero è stato "devi fare qualcosa", "devi prendere sul serio una richiesta di eutanasia». Il medico assicura di averlo già fatto con altri pazienti, avere preso in considerazione ogni domanda di morte assistita. Tanto che a quell'anziano affetto da demenza e che nemmeno ci pensava più – «in realtà qui non ho molti problemi, il caffè è buono, mi piace la vista, mi siedo qui con il mio giornale. Voglio vivere ancora per un po'» -, non l'aveva certo somministrata. SI LAMENTAVA SEMPREMa il caso della settantaquattrenne, quello era diverso: «Quando bevevamo il the, si lamentava sempre della sua condizione terribile, del fatto di non poter più fare nulla, e di essere sempre così stanca. Era sempre triste, triste, ribelle, irrequieta». Della sua "infelicità" l'anziana parla con tutti, Arends è sempre più convinta che darle l'eutanasia sia la soluzione migliore per alleviare le sue sofferenza e il marito, che ha una procura per prendere decisioni su sua moglie, è d'accordo. Ma c'è un problema: nel testamento biologico la donna ha specificato che l'eutanasia avrebbe dovuto esserle erogata solo «su mia richiesta, quando riterrò che sia giunto il momento», e quando «sarò nel pieno delle mie facoltà» per richiederla. Per Arends il fatto che la donna soffra ora di demenza avanzata non è un'obiezione, «la legge afferma che come medico puoi e hai perfino il dovere di interpretare un testamento»: secondo il medico quella carta basta, non è stata scritta da un addetto ai lavori ma da una persona capace di sfruttare al meglio le proprie capacità e chiarire i propri desideri. Per tre volte Arends chiede alla donna «che ne pensi se ti aiutassi a morire?» e per tre volte l'anziana risponde sconcertata di no, aggiungendo «penso ci stiamo spingendo troppo lontano, morta, no». Ed è questo, paradossalmente, a rinsaldare la volontà della Arends, «un medico deve prendere in considerazione anche il modo in cui vengono pronunciate le risposte», afferma candidamente, «tutte le volte sembrava titubante». In pratica, siccome quelle risposte non erano coerenti alle volontà scritte anni prima, la donna dimostrava di non essere in sé, per il medico era mentalmente incompetente e «io non potevo abbandonarla», privarla dell'occasione di smettere di...

10 MINJUN 24
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Ormai si uccide con l'eutanasia anche chi non è d'accordo

Depredati cuore e fegato al bimbo scosso dalla madre

TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5952DEPREDATI CUORE E FEGATO AL BIMBO SCOSSO DALLA MADRE di Alfredo De MatteoLe cronache di questi ultimi giorni dell'anno hanno riportato il caso del bambino di cinque mesi scosso violentemente dalla madre, una donna di 29 anni originaria del vicentino la quale, nel tentativo di calmare il pianto del piccolo, l'avrebbe cullato troppo forte provocandogli gravissimi danni cerebrali e neurologici. In seguito alla chiamata fatta al 118 dalla madre stessa, il bimbo è stato ricoverato all'ospedale di Padova e le sue condizioni sono sembrate subito molto gravi, anche se un'Angio TAC disposta dai medici della terapia intensiva aveva riscontrato la presenza di flusso sanguigno al cervello. Purtuttavia, in tutta fretta è stata chiamata una commissione medica formata da un neurologo, un'anestetista e un medico legale con il compito di valutare la eventuale morte cerebrale del bambino. Le cronache riferiscono che dopo un secondo e approfondito esame della commissione che aveva dichiarato la morte cerebrale del piccolo, sono state staccate le macchine che lo tenevano in vita e cuore e fegato sono stati espiantati.Come di consueto, quando si tratta di morte cerebrale ed espianto di organi le informazioni veicolate dagli organi di informazione risultano poco chiare, frammentate e contraddittorie. Del resto, la morte cerebrale è un'invenzione medico legale che non solo non ha nulla di scientifico ma che contrasta finanche col buon senso, per cui è facile cadere in veri e propri cortocircuiti logici.Ora, gli organi vitali non possono essere prelevati da un cadavere perché altrimenti risulterebbero inservibili. È dunque necessario che la persona a cui devono essere espiantati i preziosi organi sia ancora in vita e gli stessi risultino perfettamente irrorati e ossigenati. Per cui, non corrisponde a verità che al piccolo siano stati tolti i supporti che lo tenevano in vita (ma non era già morto?) e che solo successivamente sia stato sottoposto all'operazione di espianto, ma semmai il contrario: il bambino è stato tenuto in vita fino all'operazione di espianto, dopodiché, giocoforza, è deceduto.C'è da tenere presente che i test atti a stabilire la presunta morte cerebrale sono molto invasivi e comportano la sospensione delle cure. È pertanto probabile che la commissione si trovi ad accertare la presenza dei parametri clinici indicatori della morte cerebrale a causa della natura invasiva della stessa procedura d'accertamento e della sospensione delle cure necessarie a ridurre il danno cerebrale incorso al paziente. In altre parole, è proprio la procedura d'accertamento della morte cerebrale che può causare ulteriori danni neurologici al soggetto, danni che possono anche diventare irreversibili.Eppure, i primi esami effettuati sul bambino indicavano la presenza di attività cerebrale. Dunque, perché tanta fretta nel chiamare la commissione deputata a dichiarare l'eventuale morte cerebrale del bambino? Non sarebbe stato più sensato insistere con le cure adeguate volte a ridurre il danno cerebrale, anziché sospenderle e sottoporre il piccolo a test diagnostici altamente invasivi e peggiorativi della sua condizione clinica?Il contesto attuale riconosce scarso valore alla vita umana, in specie quella più innocente e indifesa, e al contempo tende ad attribuire alle scienze, in particolare a quelle mediche, la capacità di risolvere tutti i problemi dell'uomo. La pratica dei trapianti d'organi vitali si inserisce perfettamente in tale quadro culturale e finisce per togliere valore sia alla vita umana che alla vera scienza.Ora la madre del piccolo di cinque mesi sarà indagata per omicidio colposo anziché per il reato di lesioni gravissime. Ma non è stata certo lei a porre fine alla vita del suo bambino...

5 MIN2019 DEC 31
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Depredati cuore e fegato al bimbo scosso dalla madre

Il sacerdote non deve essere presente durante l'eutanasia

TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5943IL SACERDOTE NON DEVE ESSERE PRESENTE DURANTE L'EUTANASIAUn sacerdote deve sempre dire in modo chiaro a chi sceglie eutanasia e suicidio assistito che per la Chiesa cattolica sta commettendo un grave peccato. E per questo motivo non deve essere presente accanto a chi sceglie di suicidarsi quando il suicidio assistito o l'eutanasia vengono compiuti. È quanto dichiarato alla Catholic News Agency dal cardinale Wilhelm Eijk, arcivescovo di Utrecht, che contraddice quando dichiarato a proposito una settimana fa da monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita: «Nessuno va mai abbandonato. Accompagnare e tenere per mano chi muore credo sia un grande compito che ogni credente deve promuovere. Come ogni credente deve promuovere un contrasto alla cultura del suicidio assistito».SUICIDIO ASSISTITO ED EUTANASIA SONO UGUALIPrima di entrare in seminario, il prelato olandese si è laureato in medicina e chirurgia, dedicando la sua dissertazione di dottorato alle leggi sull'eutanasia. L'Olanda è uno dei primi paesi al mondo ad aver legalizzato la "buona morte" e per tutti questi motivi Eijk, di cui Tempi ha parlato diverse volte, rappresenta un voce autorevole in materia.Il cardinale ci tiene innanzitutto a precisare che non esiste alcuna differenza dal punto di vista morale tra suicidio assistito ed eutanasia. Nel primo caso è il paziente che si procura la morte assumendo la medicina letale preparata dal medico, nel secondo è il medico che provoca attivamente la morte con una iniezione letale su richiesta del paziente. «In entrambi i casi», spiega Eijk, «la responsabilità del paziente è grave perché è lui che prende l'iniziativa per porre fine alla propria vita. Allo stesso modo è grave la responsabilità del medico che pone fine alla vita del paziente o coopera a un atto intrinsecamente malvagio».LE TRE RAGIONI PER RIFIUTARE I SACRAMENTISgomberato il campo dell'equivoco di chi vede il suicidio assistito, depenalizzato dalla Corte costituzionale anche in Italia, come una forma meno grave di eutanasia, Eijk afferma che «il sacerdote non deve essere presente quando queste pratiche vengono eseguite. Infatti, la presenza del prete potrebbe dare a intendere che il sacerdote appoggia la decisione del paziente o suggerire che eutanasia e suicidio assistito non sono moralmente illeciti in alcune circostanze».Il cardinale non nega la possibilità di accompagnare spiritualmente il paziente che decide di suicidarsi, ma elenca tre motivi per cui «il sacerdote non può amministrare i sacramenti della confessione e dell'estrema unzione ai pazienti che li richiedono».«Innanzitutto una persona può ricevere i sacramenti solo quando si trova in buona disposizione e questo non è il caso di chi vuole opporsi all'ordine della creazione, violando il valore intrinseco della vita. Il secondo motivo è che una persona che riceve i sacramenti mette la propria vita nelle mani misericordiose di Dio. Ma chi vuole porre fine alla propria vita vuole invece prendere la vita nelle proprie mani. Infine, il sacerdote che amministra i sacramenti o prepara il funerale della persona in queste circostanze si rende responsabile di uno scandalo, dal momento che le sue azioni possono suggerire che il suicidio o l'eutanasia sono permessi in certe circostanze».LA SOLITUDINE È LA VERA MALATTIA DELL'OCCIDENTEQuesto non significa, continua l'arcivescovo di Utrecht, che non sia possibile celebrare il funerale di una persona che ha deciso di farsi uccidere con l'eutanasia, ma il sacerdote deve «giudicare in modo prudente se l'eutanasia o il suicidio assistito siano il frutto della depressione o di malattie psichiatriche. In questi casi la libertà della persona è diminuita e anche il porre fine alla propria vita non può essere...

6 MIN2019 DEC 24
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Il sacerdote non deve essere presente durante l'eutanasia

Ragazza sana chiede a 23 anni l'eutanasia

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5922RAGAZZA SANA CHIEDE A 23 ANNI L'EUTANASIA di Chiara ChiessiUna ragazza belga di 23 anni di nome Kelly, ha dichiarato al Daily Mail che vuole porre fine alla sua vita con l'eutanasia, a causa di alcuni problemi mentali da cui è affetta. La ragazza infatti, «ha tentato il suicidio, è stata ricoverata in ospedale, ha sofferto di disturbi alimentari ed ha iniziato a praticare l' autolesionismo».Lei stessa ha affermato: «Era più sopportabile il dolore da autolesionismo che il dolore alla testa. Almeno il dolore da autolesionismo scompare, a differenza del dolore all'interno che è sempre presente».Sempre secondo il Daily Mail: «I pazienti con problemi mentali rappresentano circa il tre per cento delle 17.000 persone uccise da quando la legge è stata modificata in questo paese di 11 milioni di cittadini. Ci sono stati 2.357 decessi l'anno scorso - dieci volte in più rispetto al primo anno in cui l'eutanasia era legale in Belgio...».Kelly apprese che era possibile richiedere l'eutanasia da uno psicologo dell'ospedale dove si trovava in cura. Nonostante i suoi piani già definiti, non ha mai raccontato ai genitori con cui vive, alla sorella gemella o ai fratelli più piccoli, di voler porre fine alla sua vita, fino a quando non ha trovato psichiatri che le hanno confermato che il suo dolore mentale è "insopportabile e incurabile".Quando finalmente lo disse alla sua famiglia, racconta: «Mio padre era molto scioccato, piangeva e l'ho stretto a me. Stavo quasi piangendo anch'io. Era molto commovente ma anche doloroso vederlo così».Come hanno sottolineato molti psichiatri, le condizioni delle persone che soffrono di problemi di salute mentale può migliorare nel tempo con le cure. Offrire la morte come "soluzione" alla sofferenza, non allevia l'angoscia mentale del malato, ma semplicemente pone fine alla sua vita.Non c'è da stupirsi sull'impennata di persone che richiedono la "dolce morte": una volta che un Paese (come il Belgio, in cui per di più non si fa distinzione tra dolore mentale e fisico) accetta l'idea che alcune vite non sono degne di essere vissute, ecco che la morte si manifesta come volontà delle persone più fragili, che soffrono molto e lo Stato preferisce "toglierle di mezzo" piuttosto che curarle.Un caso simile era capitato a Noa Pothoven [leggi: NOA, LA 17ENNE OLANDESE CHE HA CHIESTO E OTTENUTO L'EUTANASIA, http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5689 clicca qui, N.d.BB]. [...]Non a caso, Noa Pothoven aveva denunciato il fatto che nel suo Paese non esistevano cliniche specializzate nel curare disturbi mentali nell'età adolescenziale.A queste povere vittime, la morte dunque appare come unica soluzione.Nota di BastaBugie: Andrea Zambrano nell'articolo seguente dal titolo "Eutanasia, la campagna pro life può proseguire" parla dell'udienza del Gran Giurì dell'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria chiamato a rispondere sulla liceità morale dei manifesti di Pro Vita & Famiglia.Ecco l'articolo completo pubblicato sul sito del Timone il 5 dicembre 2019:Nel settembre scorso avevano mandato in isteria le anime belle del politicamente corretto. Ma i manifesti di Pro Vita & Famiglia in realtà non violavano nessun codice di regolamentazione pubblicitaria e men che meno, offendevano la morale o il buongusto. Certo, forti erano forti, ma proprio questo era l'intento di Toni Brandi e Jacopo Coghe che avevano concepito la campagna proprio per scuotere le coscienze sul tema eutanasia. «Marta, 24 anni, anoressica, potrà farsi uccidere. E se fosse tua sorella?», «Alessandro, 18 anni, bullizzato. Potrà farsi uccidere». E così via, il tutto accompagnato dall'hastag #noeutanasia per una campagna che invece è stata fin...

7 MIN2019 DEC 12
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Ragazza sana chiede a 23 anni l'eutanasia

Eutanasia per tutti: la Corte Costituzionale dice si all'aiuto al suicidio

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5838EUTANASIA PER TUTTI: LA CORTE COSTITUZIONALE DICE SI ALL'AIUTO AL SUICIDIO di Giuliano GuzzoAdesso che la nostra Corte Costituzionale ha pensato bene di «aprire» al suicidio assistito, ancorché ponendo dei paletti (paziente consapevole, sottoposto a trattamenti salvavita e in presenza di patologie irreversibili che causano sofferenze fisiche e psicologiche), è lecito chiedersi: che cosa accadrà in Italia? Quali saranno le conseguenze del riconoscimento ufficiale della «dolce morte», secondo solo a quello indiretto introdotto con il biotestamento eutanasico già nel 2017? Non c'è modo migliore, per rispondere a questa domanda, che una breve panoramica internazionale sui Paesi che la «dolce morte» l'hanno già introdotta e che son caratterizzati - tutti - da una preoccupante escalation mortifera.OLANDAIniziamo con l'Olanda dove, nel 2018, le morti anticipate sono calate rispetto all'anno precedente del 7%. Fatto positivo, certo, ma da esaminare criticamente con delle considerazioni. La prima concerne il fatto che, se da un lato è vero che nel 2018 le morti indotte (6.126) sono calate di oltre 450 casi rispetto ai 6.585 decessi 2017, dall'altro occorrerà aspettare quanto meno l'anno prossimo prima di trarre qualsivoglia conclusione sul fenomeno. Tanto per cominciare perché un calo, anche se più ridotto, della «dolce morte» nei Paesi Bassi si è già verificato ben due volte - nel 2003 rispetto al 2002 e nel 2006 rispetto al 2015 -, senza che questo, nei fatti, abbia poi impedito un aumento esponenziale della stessa.Va poi sottolineato come i dati parziali dei primi mesi del 2019 pare siano peggiori di quelli dell'anno precedente. In terzo luogo, gli esperti segnalano come ogni anno una percentuale di morti indotte che va dal 20 al 23% sfugga, per molteplici ragioni, alle statistiche ufficiali. Per non parlare inoltre della diversificazione della platea di quanti esercitano il cosiddetto "diritto di morire": lo scorso anno, in Olanda, quasi 70 persone hanno ottenuto l'eutanasia non solo pur non essendo malate terminali, ma anche non soffrendo di alcuna patologia che non fosse relativa a condizioni psichiatriche. Sempre nel 2018, si è confermato il radicamento di un fenomeno nuovo quanto inquietante: quello delle coppie che ottengono l'eutanasia. Insieme. Se ne sono contati ben 9 casi anche se solo di uno di questi si hanno informazioni: quello di una coppia nella quale il marito aveva il cancro all'esofago e la moglie la sclerosi multipla, e in cui entrambi hanno chiesto di morire motivando tale desiderio con il disagio ravvisato dalla «prospettiva di dover essere assistito da estranei e nell'incapacità di vivere in modo indipendente».BELGIOSe l'esperienza olandese in fatto di «dolce morte» è e resta quindi molto negativa, quella del Belgio non è certo migliore. Tanto per cominciare perché i numeri evidenziano come i primi 235 casi di «dolce morte» del 2003 siano lievitati ad oltre 1.000 già nel 2011, in meno di dieci anni, per poi salire fino agli oltre 2350 del 2018. Non solo. Uno studio pubblicato nel marzo 2015 su The New England Journal of Medicine, basato sui dati del 2013, ha messo in evidenza come solo quell'anno più di 1.000 persone siano decedute con procedure di morte assistita mai richieste in precedenza. E non mancano fatti singoli molto inquietanti. Basti pensare a Godelieva De Troyer, uccisa nell'aprile 2012, a 65 anni, dal dottor Wim Distelmans solo perché depressa e senza neppure che i figli della donna ne fossero informati.CANADAD'accordo - si potrebbe obiettare - ma forse sono Olanda e Belgio ad essere stati incapaci, come Paesi, nella gestione sanitaria e culturale della «dolce morte». Un'osservazione a cui si può replicare con un terzo esempio: quello del Canada, da dove poche settimane...

19 MIN2019 OCT 3
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Eutanasia per tutti: la Corte Costituzionale dice si all'aiuto al suicidio

Muore a 12 anni dopo 3 giorni di agonia (ma i giornali hanno dimenticato di dire che...)

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5790MUORE A 12 ANNI DOPO 3 GIORNI DI AGONIA (MA I GIORNALI HANNO DIMENTICATO DI DIRE CHE...) di Alfredo De Matteo«Sofia muore a 12 anni dopo tre giorni di agonia», titolano le cronache in relazione al tragico incidente occorso ad una ragazza di Parma rimasta intrappolata sul fondo della piscina di uno stabilimento balneare della Versilia, per cause ancora in via di accertamento. Sofia era stata soccorsa, rianimata e portata in gravissime condizioni all'ospedale Opa di Massa dove i medici hanno fatto tutto il possibile per salvarle la vita. In seguito, si è verificato un peggioramento delle condizioni cliniche della paziente per cui l'equipe medica ha deciso di avviare la procedura per la dichiarazione della morte cerebrale, come prescritto dalla legge. Dopodiché Sofia è stata dichiarata cerebralmente morta e i genitori hanno dato l'assenso per l'espianto degli organi ma la procura ha acconsentito solo al prelievo delle cornee (ilmessaggero.it, 17 luglio 2019).IL FAMIGERATO TEST DI APNEAOra, c'è da tenere in considerazione che la procedura di accertamento della morte cerebrale consiste in una serie di prove, tra cui il famigerato test di apnea. Attraverso tale esame si misura la capacità dell'individuo di regolare volontariamente (ossia in maniera automatica) la frequenza respiratoria in un dato momento. Se ad esempio decidiamo di trattenere il respiro (apnea) possiamo imporre la non attivazione del respiro spontaneo per un certo lasso di tempo (variabile per ciascuno di noi). Tuttavia, c'è un limite oltre il quale il nostro organismo impone la respirazione a prescindere dalla nostra volontà, pena la morte per asfissia. Il test di apnea non fa altro che produrre una situazione di accumulo di anidride carbonica nel sangue (con un valore soglia che corrisponde a 60 millimetri di mercurio) per verificare se si attiva spontaneamente un atto respiratorio. Il test prevede la de-connessione del paziente dal respiratore automatico per almeno 5 minuti e deve essere ripetuto per ben tre volte durante il periodo di osservazione; inoltre, il paziente deve essere libero da farmaci in grado di deprimere la funzione ventilatoria, in particolare oppioidi e curari. Inutile sottolineare che il test di apnea presenta diverse criticità per il semplice fatto che il paziente, a cui vengono di fatto sospese le cure, viene sottoposto a procedimenti invasivi che possono portare ad un peggioramento del suo quadro clinico e financo alla sua morte. Non occorre essere degli scienziati o degli esperti in materia per capire che togliere la possibilità di respirare ad un individuo che versa in condizioni critiche, per ben 5 minuti e per tre volte, non sia propriamente un toccasana per la sua salute. Nello specifico, è un po' come se Sofia fosse stata più volte rimmersa nella piscina da dove era stata tirata fuori per verificare le sue capacità respiratorie...DOMANDE SENZA RISPOSTAColpisce inoltre l'aleatorietà dell'intero processo di accertamento della morte, a partire dalla decisione di avviare le procedure.- Perché dopo tre giorni l'equipe medica ha deciso di verificare la morte cerebrale della paziente e non subito oppure dopo una settimana o un mese?- Cosa è cambiato nel frattempo e quali elementi oggettivi hanno indotto i medici a sottoporre la paziente agli invasivi test di accertamento invece di insistere solamente con le cure del caso?- In più, i test predittivi della morte cerebrale sono affidabili al di là di ogni ragionevole dubbio?- La morte cerebrale è vera morte?In realtà, di una cosa sola siamo certi: la sfortunata ragazza non è morta per cause riconducibili direttamente all'incidente occorsole bensì per la sospensione dei sostegni che la tenevano in vita. La legge prevede infatti che una volta accertata la cosiddetta morte...

7 MIN2019 SEP 4
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Muore a 12 anni dopo 3 giorni di agonia (ma i giornali hanno dimenticato di dire che...)

Noa, la 17enne olandese che ha chiesto e ottenuto l'eutanasia

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5689NOA, LA 17ENNE OLANDESE CHE HA CHIESTO E OTTENUTO L'EUTANASIA di Tommaso ScandroglioA volte arriva l'inverno prima che sia sbocciata la primavera. La diciassettenne olandese Noa Pothoven è morta domenica scorsa nel salotto di casa sua, dopo aver deciso di non mangiare e bere più. Noa era gravemente depressa e aveva sofferto di stress post-traumatico e anoressia dal momento che aveva subito violenze sessuali all'età di 11 e 12 anni e poi a 14 anni: si è tolta la vita perché altri, anni prima, le avevano tolto la vita dell'anima. La ragazza non si era più ripresa da quell'indicibile trauma e aveva pubblicato la sua storia nel 2018 nel libro autobiografico "Vincere o imparare".Aveva iniziato una battaglia legale per vedersi riconosciuto il diritto all'eutanasia, dato che in Olanda anche i minori dai 12 anni in su possono essere uccisi. Ma i suoi sforzi erano risultati vani. Ciò detto, per una depressa grave a cui viene rifiutata l'eutanasia legale, c'è una decina di persone nelle stesse condizioni in Olanda che invece riescono a ottenerla. Nel 2017 il 4,4% di tutti i decessi avvenuti nel Paese dei tulipani è da addebitarsi a pratiche eutanasiche.Noa, in un'intervista al quotidiano Ad, aveva dichiarato: «Volevo morire. Non ne potevo più di vivere. Per anni sono passata da un ospedale all'altro a causa di gravi problemi psichici. Depressione, tentativi di suicidio, anoressia, autolesionismo. Trenta ricoveri in centri specializzati dove indossavo solo un abito di una stoffa che non si poteva strappare. Disperata, mi sono rivolta alla Clinica per la fine della vita chiedendo l'eutanasia. Mi hanno risposto di no perché sono troppo giovane: devo superare il trauma a causa di una violenza subita con un completo tragitto di cura, sino a quando il mio cervello sarà completamente sviluppato, non prima dei 21 anni. Sono devastata perché non posso aspettare così a lungo».UN TRISTE ULTIMO POSTUna settimana fa su Instagram il suo ultimo post: "Un triste ultimo post. Ho esitato a lungo, ma ho deciso di pubblicarlo. Il mio piano era pronto da molto tempo quindi non è impulsivo. Vado dritta al punto: entro un massimo di 10 giorni morirò. Dopo anni di battaglie, il combattimento è finito. Ora ho smesso di mangiare e bere e dopo molte discussioni e conversazioni è stato deciso che sarò lasciata andare perché la mia sofferenza è insopportabile. È finita. Non sono stata davvero viva per così tanto tempo, sopravvivo, e nemmeno quello. Respiro ancora, ma non sono più viva. Sono ben curata, ottengo sollievo dal dolore e sono con la mia famiglia tutto il giorno (sono in un letto d'ospedale nel soggiorno). Sto salutando le persone più importanti della mia vita". E infine: "Va tutto bene. Non cercare di convincermi che questo non è buono, questa è la mia decisione ed è definitiva. L'amore è lasciare andare, in questo caso... Amore da Noa".C'è ancora mistero sulle modalità concrete che hanno permesso a Noa di morire. Forse parallelamente al processo di decadimento prodotto dalla mancanza di idratazione e nutrizione, che poi l'ha portata a morire, c'è stata l'assistenza palliativa dei medici, presenti al momento del decesso. Dunque, dal punto di vista morale si tratterebbe di aiuto al suicidio, perché le pratiche palliative sarebbero state prestate proprio per rendere meno doloroso il trapasso e quindi agevolarlo. Il suicidio assistito è una delle molteplici modalità per praticare l'eutanasia.Ma alla fine sono solo tecnicismi. Gli aspetti dolorosamente importanti di questa vicenda sono altri. Primo: al di là di ciò che prescrive la legge olandese, alla ragazza doveva essere impedito di realizzare il proposito suicidario. Vero è che i parenti e i medici hanno tentato di tutto, cercando di persuaderla, ma, dato che la persuasione non aveva funzionato,...

11 MIN2019 JUN 12
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Noa, la 17enne olandese che ha chiesto e ottenuto l'eutanasia

La morte cerebrale e' un trucco della cultura della morte

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5466LA MORTE CEREBRALE E' UN TRUCCO DELLA CULTURA DELLA MORTE di Alfredo de Matteo Quest'anno ricorrono i cinquant'anni (1968) della prima definizione del criterio di morte cerebrale, ad opera di una commissione medica creata ad hoc dall'università di Harvard per giustificare eticamente i primi trapianti d'organi vitali. Sull'Avvenire del 4 febbraio è uscita un'interessante intervista, a firma di Lucia Bellaspiga, alla ricercatrice del Centro neurolesi di Messina, Silvia Marino.L'occasione è un meeeting internazionale che si è svolto a Milano il 2 febbraio scorso sui disordini della coscienza, organizzato dalla Fondazione Irccs Istituto Neurologico Carlo Besta.La neurologa Marino si occupa da diversi anni di scandagliare i residui più nascosti della coscienza attraverso le tecniche di neuroimaging e di studiare le reazioni del cervello stimolato da suoni, odori ed immagini. Ai pazienti apparentemente privi di contatto con il mondo esterno e immobili da mesi o anni nel loro letto, spiega nell'intervista la ricercatrice, somministriamo stimoli di ogni genere, soprattutto grazie alla fondamentale collaborazione dei familiari. Mentre ciò avviene, attraverso la risonanza magnetica funzionale possiamo vedere se si attivano le aree del cervello del paziente.Abbiamo così studiato 27 persone con diagnosi di minima coscienza e 23 in stato vegetativo, e tra questi ultimi ben 10 sono passati ad uno stato di minima coscienza. Pertanto, ribadisce la neurologa, la parola irreversibile applicata ai disturbi della coscienza, stato vegetativo compreso, non è più utilizzabile.IL 40% DELLE DIAGNOSI DI STATO VEGETATIVO RISULTANO ERRATEDel resto, pochi mesi fa la rivista Current Biology ha reso noto un importante esperimento scientifico condotto dalla neuroscienziata italiana Angela Sirigu, la quale è riuscita a recuperare la coscienza di un paziente in stato vegetativo attraverso una serie protratta nel tempo di elettrostimolazioni del nervo vago. Secondo la comunità scientifica almeno il 40 per cento delle diagnosi di stato vegetativo risultano errate, ma la particolarità del caso del paziente sottoposto all'esperimento della Sirigu riguarda il fatto che la certezza della diagnosi sembrava fuori discussione, dal momento che egli non aveva più alcun contatto con il mondo esterno da 15 anni e la sua condizione sembrava effettivamente irreversibile.Fino agli anni Sessanta la tradizione giuridica e medica occidentale riteneva che l'accertamento della morte dovesse avvenire tramite il riscontro della definitiva cessazione di tutte le funzioni vitali: respirazione, circolazione, attività del sistema nervoso. Appunto cinquant'anni or sono, nel 1968, un comitato istituito dalla Harvard Medical School propose un nuovo criterio di accertamento della morte fondato sulla definitiva cessazione delle sole funzioni cerebrali, il cosiddetto coma irreversibile. Da allora, la morte cerebrale è il criterio che consente di effettuare legalmente la pratica dei trapianti degli organi vitali nella maggior parte degli Stati del mondo.MORTE CEREBRALE INAFFIDABILEOra, se l'ormai raggiunta consapevolezza dell'inaffidabilità del parametro di morte cerebrale o coma irreversibile ci spinge a denunciare la tendenza in atto tesa a ridurre l'uomo ad un semplice agglomerato di organi, senza coscienza né anima, come avviene ad esempio per l'eutanasia, perché essa non ci dovrebbe spingere a denunciare con eguale determinazione la pratica della cosiddetta donazione di organi?Non si fonda anch'essa, a ben vedere, sui medesimi principi che hanno portato all'assassinio per sentenza di Eluana Englaro o di Terry Schiavo e che hanno portato i giudici inglesi a "staccare la spina" al povero Charlie Gard?In effetti, il criterio ultimo sulla base di cui,...

6 MIN2018 DEC 31
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La morte cerebrale e' un trucco della cultura della morte
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