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Cortina, dicono di lei

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Un’antologia delle più belle citazioni su Cortina e le Dolomiti. Con l’indicazione delle passeggiate preferite dagli scrittori e le mappe per ritrovare i luoghi letterari. Da Amelia Edwards a Virginia Woolf, da Eugenio Montale a Giuseppe Berto, da Ernest Hemingway ad Alberto Moravia, Dino Buzzati e tanti altri.(© Elleboro editore - AA. VV.)© Elleboro editore- Scarica l'app Loquis per iOS e Android.

Latest Episodes

Giuseppe Berto e la mondanità

Giuseppe Berto è stata una delle figure più controverse della letteratura del Novecento: ha scritto un libro di enorme successo internazionale, “Il male oscuro”, ma non è stato apprezzato a causa della sua compromissione giovanile col fascismo. Alla fine del ‘65 si trasferì a Cortina con la moglie Manuela. Era amico di Indro Montanelli, con il quale passeggiava. E divenne il re della mondanità degli anni ‘60, la stagione d’oro di Ira Frustemberg e Sharon Tate, di Helmut Berger, Walter Chiari e Vittorio Gassman. Tra feste, flirt, e litigate burrascose riuscì a portare a termine “La cosa Buffa” e, nella villa dei Marzotto scrisse “Anonimo Veneziano”. "Una ragazza venne fuori a dire che la Borghetto se ne stava beatamente a Cortina dove era stata vista da parecchi conoscenti. Benché anche questa fosse una notizia della quale uno poteva e rallegrarsi e rattristarsi Antonio se ne sentì di colpo soltanto rattristato anzi la subì come un personale affronto dato che proprio nel momento in cui egli aveva raggiunto vette altissime nell’amarla in purezza e generosità ecco che Maria risultava starsene giusto nel pieno della stagione invernale a Cortina d’Ampezzo, cioè in un luogo dove non era molto probabile che si riuscisse a soffrire né a lungo né profondamente di pene d’amore". Giuseppe Berto, La cosa buffa. Elleboro Editore - AA. VV.

--FEB 21
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Giuseppe Berto e la mondanità

Giuseppe Berto

La stagione invernale consiste in due parti o tronconi nettamente distinti (il natalizio che bruscamente precipita con l’Epifania, e il carnevalesco o febbraio che declina lentamente verso i primi di marzo) con aggiunta un’appendice pasquale. Tra l’uno e altro di questi tronconi di punta vi sono dei buchi paurosi, cioè settimane nelle quali la gente se ne va da Cortina come se all’improvviso vi fosse scoppiata la peste. I reggitori la Magnifica Comunità, gli Albergatori e la Corporazione Maestri di Sci hanno istituito, per tappare questi buchi, le “settimane bianche”, combinazioni a prezzo ridotto tutto compreso che attirano specialmente i giovani di famiglie non molto danarose i quali per qualità d’indumenti indossati, aspetto, uso di mondo e l’abitudine di bere vini veneti in luogo di vini francesi portano ad una vistosa decadenza del tono di vita. Giuseppe Berto, Le stagioni dello sci. Elleboro Editore - AA. VV.

--FEB 20
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Giuseppe Berto

Cortina e la stagione invernale

"A Hadley e a me piaceva sciare fin da quando l’a-vevamo fatto per la prima volta insieme in Svizzera e più tardi a Cortina d’Ampezzo nelle Dolomiti quando Bumby era già in arrivo e il dottore a Milano, le aveva dato il permesso di continuare a sciare, se io garantivo che non sarebbe caduta. Questo richiese una scelta molto accurata del terreno e delle piste e un’andatura assolutamente controllata, ma lei aveva delle belle gambe straordinariamente forti e un ottimo controllo degli sci, e non cadde mai. Non cadde più di quanto non sarebbe caduta sciando slegata su un ghiacciaio. Tutti conoscevamo bene le diverse condizioni della neve e ciascuno di noi sapeva come sciare con neve alta e farinosa". Ernest Hemingway, Festa mobile. "Come mi piaceva sciare, in quel periodo. Quell’inverno, capii veramente l’ebbrezza di questo sport, la meraviglia di padroneggiare un elemento come la neve, di possederlo quasi. Il maestro che avevamo era un tipo di poche parole, serio, tutto di un pezzo. Ma sulla neve era un dio. Ricordo le sue grida quando io sbagliavo un movimento, quell’urlo “peso a valle”, che non ho più dimenticato. Imparavo con facilità, ma spesso mi distraevo, perchè su di me contava anche il paesaggio esterno, il colore del cielo, la forma di un albero, o quella di una montagna. Cortina era uno scenario incomparabile". Milena Milani. Elleboro Editore - AA. VV.

--FEB 20
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Cortina e la stagione invernale

La neve letteraria

La neve letteraria inizia a cadere a metà del ‘900, quando gli scrittori imparano a sciare, quando Cortina diventa la località turistica invernale più alla moda d’Italia. E cioè dopo le Olimpiadi del ‘56, il primo grande evento sportivo teletrasmesso in tutto il paese. grazie ai nuovi impianti di risalita lo sci perse la dimensione della fatica e divenne l’attività di moda della borghesia. E per alcuni letterati fu un colpo di fulmine, una passione, una malattia. Ernest Hemingway scriveva racconti per i giornali americani sulle sue avventure sulle nevi e poi diversi romanzieri iniziarono ad ambientare sulle piste romanzi e racconti: Italo Calvino, Goffredo Parise, Dino Buzzati, Giuseppe Berto, Milena Milani, Hammond Innes. "Quando si avvicinava l’inverno Filippo andava a stare in montagna e aspettava la neve. La neve è strana come dovrebbero essere sempre strane tutte le ragazze dei primi appuntamenti d’amore, e alle volte cadeva puntuale al suo arrivo, altre volte si faceva aspettare per giorni e giorni. [...]Quando cadeva la prima neve Filippo la guardava ansioso, come si guarda appunto l’umore, il volto della persona amata al suo avvicinarsi. ❆ La guardava cadere sempre più fitta dalle fi-nestre della sua vecchia secolare casa cortinese in mezzo a un boschetto con doppie finestre laccate di bianco". Goffredo Parise, Neve. Elleboro Editore - AA. VV.

--FEB 20
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La neve letteraria

La Cortina di Alberto Moravia

Nel 1924, un diciassettenne tormentato entrava nel sanatorio Codivilla - Putti di Cortina. Era Alberto Moravia e vi rimase un anno per curare la tubercolosi ossea. Fu un’esperienza angosciosa ma creativa che l'autore ha ripercorso nel racconto "Inverno di un malato". Moravia cominciò il suo romanzo di maggior successo, ‘Gli indifferenti’ nel settembre 1925 appena lasciò Cortina. "Per un poco il ragazzo restò immobile ascoltando avidamente i rumori che giungevano dall’esterno; udì così il tintinnio dei sonagli della slitta che portava via il commesso, allontanarsi nella notte gelata e poi morire affatto, udì anche l’uscio della stanza attigua sbattere, e qualcuno parlare; a questo punto un brivido di freddo, probabilmente originato dalla febbre, percosse il suo corpo; macchinalmente egli si rannicchiò come poteva e tirò fin sopra le orecchie le coltri in disordine". Alberto Moravia, Inverno di un malato. Elleboro Editore - AA. VV.

--FEB 20
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La Cortina di Alberto Moravia

La Cortina di Edward Morgan Forster

Edward Morgan Foster, l'autore di romanzi 'indimenticabili come Camera con vista, Casa Howard e Passaggio in India concepì uno dei suoi primi racconti a Cortina d'Ampezzo, nel 1902: "The eternal moment". La protagonista è Miss Raby, un'anziana scrittrice che in gioventù ha pubblicato un romanzo di grande successo dedicato proprio a Cortina e ci torna dopo vent'anni per constatare come e quanto è cambiata. "Lontano, su per la valle, ondeggiava sulle increspate praterie un grosso borgo, simile a nave bianca sul mare; a prua, di rinforzo a una brusca discesa, si levava maestosa una torre di pietra grigia, nuova nuova. Mentre la guardavano, prese voce e disse cose meravigliose alle montagne, che le risposero. [...] Una giovane parlava con la madre di vestiti da sera. Giovanotti armati di racchette conversavano con altri giovanotti muniti di alpenstock. A questo punto, un dito di fuoco traversò le tenebre scrivendo: Grand Hôtel des Alpes. «Ecco la luce elettrica!», disse il conducente, alle grida di meraviglia dei suoi passeggeri. L’Hôtel des Alpes era un enorme edificio che, dato il suo materiale di costruzione, il legno, evocava uno châlet dilatato. Impressione immediatamente corretta da una costosa e maestosa terrazza panoramica, le cui pietre squadrate si vedevano a miglia di distanza e dalla quale, come da un imponente serbatoio, ruscellavano, diffondendosi per l’adiacente campagna, sentieri asfaltati". Edward Morgan Foster, L'attimo eterno. Elleboro Editore - AA. VV.

--FEB 20
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La Cortina di Edward Morgan Forster

Cortina quieta e gaia

"Cortina è sempre quieta e gaia. Il Posta è l’Harry’s locale. Ho un po’ superato la mia timidezza per I’Harry’s e ormai sono un vecchio habitué o abitante. Qui andiamo tante volte al Posta o al Cristallino. II Cristallino è un po’ troppo pieno di Brusadelli dilettanti e di occasionali Contesse dell’International Sporting House Set che non hanno ancora sparato ai loro amanti, e i camerieri ci vendono Gordon’s gin a Lire 3000 (ma penso che al padrone costi Lire 3200) perché io sono un Notorio Rosso. Qui c’è anche una cameriera che è Deutsche tutta convinta che io faccia parte dell’organizzazione nazista clandestina". Ernest Hemingway, Lettera. "Cortina è un’ex-stazione climatica e di villeggiatura, la quale fino a poco tempo fa apparteneva agli Austriaci, che l’avevano riempita di alberghi art nouveau, l’uno più brutto dell’altro. Oggi che le truppe e i trasporti vanno e vengono, quelle atrocità a base di ghirigori e di pezzi di vetro colorato sembrano dame imbellettate che stanno confuse in mezzo a una bisca sorpresa dalla polizia". Rudyard Kipling, La guerra nelle montagne. "Ithiel e io abbiamo fatto un pranzo al sacco nella foresta dietro all'hotel Cristallo: formaggio, pane, salumi, sottaceti e vino. Mi sono rotolata sopra Ithiel e gli ho dato da mangiare. Più tardi ho scoperto, quando l’ho provato da sola, quanto sia difficile ingoiare in quella posizione. Ora sento, guardando indietro, che avevo troppa carica elettrica. E’ ipotizzabile che lo spirito del mondo entri nelle semplici ragazze e le trasformi in demoni". Saul Bellow, Un furto. Elleboro Editore - AA. VV.

--FEB 20
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Cortina quieta e gaia

Cortina D'Ampezzo

"Ho un ricordo lontanissimo di Cortina. Del tempo in cui per andarvi bisognava passate il confine. Del tempo in cui vi soggiornavano gli arciduchi austriaci e Francesco Giuseppe, dopo la caccia al camoscio, ricevendo gli omaggi dei capi della vallata, ripeteva immancabilmente sempre la stessa frase: “E stato molto bello e mi è molto piaciuto”. Giovanni Comisso, Gente del cadore, agosto 1886. "Da Cortina D’Ampezzo, bellissima valle italiana nei domini di sua maestà apostolica, faccio sapere ai sigg. Zanichelli che ho fatto un’ottima colazione e che parto per Pieve di Cadore." Giosuè Carducci, Lettere. "Non conosco nulla che possa competere per forma e varietà al fantastico, mutevole, imprevedibile, grande circolo che, con un raggio di dodici miglia a partire dalla porta dell’Aquila Nera, comprende il Pelmo, l’Antelao, le Marmarole, la Croda Marcora, il Cristallo e le Tofane". Amelia Edwards. Cime inviolate e valli sconosciute "Cortina assomiglia a tutti i grandi centri di sport invernali. È una patina di lusso raffinato spalmata dagli albergatori sul volto di una contrada selvaggia di foreste, di neve e di picchi dentellati". Hammond Innes , Lo sciatore solitario. Elleboro Editore - AA. VV.

--FEB 20
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Cortina D'Ampezzo

La mondanità

Grandi alberghi e panorami mozzafiato. Funivie e discoteche, paesaggi bucolici e file di macchine. Cortina è stata tante cose a seconda delle epoche, delle stagioni e dei punti di vista. È cambiata e si è ampliata nel tempo, per accogliere un flusso di ospiti via via crescente e non sempre coerente. Aristocratici e borghesi, industriali ed artisti, letterati ed arrivisti, attori e comparse. Tutto ha inizio oltre un secolo fa quando la ferrovia arrivò a Calalzo, soppiantando le carrozze a cavallo, e alcuni imprenditori locali avviarono la costruzione di grandi alberghi: il Cristallo, il Miramonti, il Faloria, il Concordia e il Corona. Cominciò allora l’afflusso di quel pubblico selezionato che si poteva permettere di affrontare un lungo e costoso soggiorno. Tra loro tanti scrittori italiani e stranieri. Ognuno aveva la sua stagione preferita, ognuno aveva la sua visione, il suo modo di amare e rappresentare i luoghi e la gente. "Cortina d’Ampezzo è un luogo incantevole e salubre. Forse non è il massimo come centro culturale europeo ma per rimettersi in forma non ha rivali. Matthew rifiorisce in un modo senza precedenti, e, per quel che conta, anche noi". Aldous Huxley, Lettere. Elleboro Editore - AA. VV.

--FEB 20
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La mondanità

San Martino di Castrozza

"Che serata incantevole! Oggi sarebbe stata la giornata ideale per una gita alla Capanna Rosetta. Come svetta alto nel cielo il Cimone! Avremmo potuto partire alle cinque del mattino. Natu-ralmente all’inizio, come sempre, non mi sarei sentita bene. Ma mi sarei rimessa in fretta. Non c’è niente di più bello che passeggiare all’alba [...] Alla Rosetta quell’americano con un occhio solo sembrava un boxeur. Forse avrà perso l’occhio in un match. Da sposata mi piacerebbe vivere in America [...] Peccato! Un raggio di fuoco colpisce la vetta del Cimone. Paul la chiamerebbe Alpenglühen, la montagna incendiata". Arthur Schnitzler, La signorina Else "O Pale di San Martino, o vecchia, o patria! In automobile io risalgo la valle e vi guardo, la mia giovinezza è lassù. Mi illudevo di lasciare per sempre qualcosa di me su quelle rocce così brave, solide e oneste, con preziosi piccoli intelligenti appigli al punto giusto, di scriverci qualcosa di me per sempre, e invece io passo di sotto in automobile e vi guardo e non tornerò. Impossibile. Non succederà più. Siete voi, Pale, che non siete più le stesse. Dino Buzzati, O pale di San Martino. Elleboro Editore - AA. VV.

--FEB 20
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San Martino di Castrozza

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Giuseppe Berto e la mondanità

Giuseppe Berto è stata una delle figure più controverse della letteratura del Novecento: ha scritto un libro di enorme successo internazionale, “Il male oscuro”, ma non è stato apprezzato a causa della sua compromissione giovanile col fascismo. Alla fine del ‘65 si trasferì a Cortina con la moglie Manuela. Era amico di Indro Montanelli, con il quale passeggiava. E divenne il re della mondanità degli anni ‘60, la stagione d’oro di Ira Frustemberg e Sharon Tate, di Helmut Berger, Walter Chiari e Vittorio Gassman. Tra feste, flirt, e litigate burrascose riuscì a portare a termine “La cosa Buffa” e, nella villa dei Marzotto scrisse “Anonimo Veneziano”. "Una ragazza venne fuori a dire che la Borghetto se ne stava beatamente a Cortina dove era stata vista da parecchi conoscenti. Benché anche questa fosse una notizia della quale uno poteva e rallegrarsi e rattristarsi Antonio se ne sentì di colpo soltanto rattristato anzi la subì come un personale affronto dato che proprio nel momento in cui egli aveva raggiunto vette altissime nell’amarla in purezza e generosità ecco che Maria risultava starsene giusto nel pieno della stagione invernale a Cortina d’Ampezzo, cioè in un luogo dove non era molto probabile che si riuscisse a soffrire né a lungo né profondamente di pene d’amore". Giuseppe Berto, La cosa buffa. Elleboro Editore - AA. VV.

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Giuseppe Berto

La stagione invernale consiste in due parti o tronconi nettamente distinti (il natalizio che bruscamente precipita con l’Epifania, e il carnevalesco o febbraio che declina lentamente verso i primi di marzo) con aggiunta un’appendice pasquale. Tra l’uno e altro di questi tronconi di punta vi sono dei buchi paurosi, cioè settimane nelle quali la gente se ne va da Cortina come se all’improvviso vi fosse scoppiata la peste. I reggitori la Magnifica Comunità, gli Albergatori e la Corporazione Maestri di Sci hanno istituito, per tappare questi buchi, le “settimane bianche”, combinazioni a prezzo ridotto tutto compreso che attirano specialmente i giovani di famiglie non molto danarose i quali per qualità d’indumenti indossati, aspetto, uso di mondo e l’abitudine di bere vini veneti in luogo di vini francesi portano ad una vistosa decadenza del tono di vita. Giuseppe Berto, Le stagioni dello sci. Elleboro Editore - AA. VV.

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Cortina e la stagione invernale

"A Hadley e a me piaceva sciare fin da quando l’a-vevamo fatto per la prima volta insieme in Svizzera e più tardi a Cortina d’Ampezzo nelle Dolomiti quando Bumby era già in arrivo e il dottore a Milano, le aveva dato il permesso di continuare a sciare, se io garantivo che non sarebbe caduta. Questo richiese una scelta molto accurata del terreno e delle piste e un’andatura assolutamente controllata, ma lei aveva delle belle gambe straordinariamente forti e un ottimo controllo degli sci, e non cadde mai. Non cadde più di quanto non sarebbe caduta sciando slegata su un ghiacciaio. Tutti conoscevamo bene le diverse condizioni della neve e ciascuno di noi sapeva come sciare con neve alta e farinosa". Ernest Hemingway, Festa mobile. "Come mi piaceva sciare, in quel periodo. Quell’inverno, capii veramente l’ebbrezza di questo sport, la meraviglia di padroneggiare un elemento come la neve, di possederlo quasi. Il maestro che avevamo era un tipo di poche parole, serio, tutto di un pezzo. Ma sulla neve era un dio. Ricordo le sue grida quando io sbagliavo un movimento, quell’urlo “peso a valle”, che non ho più dimenticato. Imparavo con facilità, ma spesso mi distraevo, perchè su di me contava anche il paesaggio esterno, il colore del cielo, la forma di un albero, o quella di una montagna. Cortina era uno scenario incomparabile". Milena Milani. Elleboro Editore - AA. VV.

--FEB 20
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Cortina e la stagione invernale

La neve letteraria

La neve letteraria inizia a cadere a metà del ‘900, quando gli scrittori imparano a sciare, quando Cortina diventa la località turistica invernale più alla moda d’Italia. E cioè dopo le Olimpiadi del ‘56, il primo grande evento sportivo teletrasmesso in tutto il paese. grazie ai nuovi impianti di risalita lo sci perse la dimensione della fatica e divenne l’attività di moda della borghesia. E per alcuni letterati fu un colpo di fulmine, una passione, una malattia. Ernest Hemingway scriveva racconti per i giornali americani sulle sue avventure sulle nevi e poi diversi romanzieri iniziarono ad ambientare sulle piste romanzi e racconti: Italo Calvino, Goffredo Parise, Dino Buzzati, Giuseppe Berto, Milena Milani, Hammond Innes. "Quando si avvicinava l’inverno Filippo andava a stare in montagna e aspettava la neve. La neve è strana come dovrebbero essere sempre strane tutte le ragazze dei primi appuntamenti d’amore, e alle volte cadeva puntuale al suo arrivo, altre volte si faceva aspettare per giorni e giorni. [...]Quando cadeva la prima neve Filippo la guardava ansioso, come si guarda appunto l’umore, il volto della persona amata al suo avvicinarsi. ❆ La guardava cadere sempre più fitta dalle fi-nestre della sua vecchia secolare casa cortinese in mezzo a un boschetto con doppie finestre laccate di bianco". Goffredo Parise, Neve. Elleboro Editore - AA. VV.

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La Cortina di Alberto Moravia

Nel 1924, un diciassettenne tormentato entrava nel sanatorio Codivilla - Putti di Cortina. Era Alberto Moravia e vi rimase un anno per curare la tubercolosi ossea. Fu un’esperienza angosciosa ma creativa che l'autore ha ripercorso nel racconto "Inverno di un malato". Moravia cominciò il suo romanzo di maggior successo, ‘Gli indifferenti’ nel settembre 1925 appena lasciò Cortina. "Per un poco il ragazzo restò immobile ascoltando avidamente i rumori che giungevano dall’esterno; udì così il tintinnio dei sonagli della slitta che portava via il commesso, allontanarsi nella notte gelata e poi morire affatto, udì anche l’uscio della stanza attigua sbattere, e qualcuno parlare; a questo punto un brivido di freddo, probabilmente originato dalla febbre, percosse il suo corpo; macchinalmente egli si rannicchiò come poteva e tirò fin sopra le orecchie le coltri in disordine". Alberto Moravia, Inverno di un malato. Elleboro Editore - AA. VV.

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La Cortina di Edward Morgan Forster

Edward Morgan Foster, l'autore di romanzi 'indimenticabili come Camera con vista, Casa Howard e Passaggio in India concepì uno dei suoi primi racconti a Cortina d'Ampezzo, nel 1902: "The eternal moment". La protagonista è Miss Raby, un'anziana scrittrice che in gioventù ha pubblicato un romanzo di grande successo dedicato proprio a Cortina e ci torna dopo vent'anni per constatare come e quanto è cambiata. "Lontano, su per la valle, ondeggiava sulle increspate praterie un grosso borgo, simile a nave bianca sul mare; a prua, di rinforzo a una brusca discesa, si levava maestosa una torre di pietra grigia, nuova nuova. Mentre la guardavano, prese voce e disse cose meravigliose alle montagne, che le risposero. [...] Una giovane parlava con la madre di vestiti da sera. Giovanotti armati di racchette conversavano con altri giovanotti muniti di alpenstock. A questo punto, un dito di fuoco traversò le tenebre scrivendo: Grand Hôtel des Alpes. «Ecco la luce elettrica!», disse il conducente, alle grida di meraviglia dei suoi passeggeri. L’Hôtel des Alpes era un enorme edificio che, dato il suo materiale di costruzione, il legno, evocava uno châlet dilatato. Impressione immediatamente corretta da una costosa e maestosa terrazza panoramica, le cui pietre squadrate si vedevano a miglia di distanza e dalla quale, come da un imponente serbatoio, ruscellavano, diffondendosi per l’adiacente campagna, sentieri asfaltati". Edward Morgan Foster, L'attimo eterno. Elleboro Editore - AA. VV.

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Cortina quieta e gaia

"Cortina è sempre quieta e gaia. Il Posta è l’Harry’s locale. Ho un po’ superato la mia timidezza per I’Harry’s e ormai sono un vecchio habitué o abitante. Qui andiamo tante volte al Posta o al Cristallino. II Cristallino è un po’ troppo pieno di Brusadelli dilettanti e di occasionali Contesse dell’International Sporting House Set che non hanno ancora sparato ai loro amanti, e i camerieri ci vendono Gordon’s gin a Lire 3000 (ma penso che al padrone costi Lire 3200) perché io sono un Notorio Rosso. Qui c’è anche una cameriera che è Deutsche tutta convinta che io faccia parte dell’organizzazione nazista clandestina". Ernest Hemingway, Lettera. "Cortina è un’ex-stazione climatica e di villeggiatura, la quale fino a poco tempo fa apparteneva agli Austriaci, che l’avevano riempita di alberghi art nouveau, l’uno più brutto dell’altro. Oggi che le truppe e i trasporti vanno e vengono, quelle atrocità a base di ghirigori e di pezzi di vetro colorato sembrano dame imbellettate che stanno confuse in mezzo a una bisca sorpresa dalla polizia". Rudyard Kipling, La guerra nelle montagne. "Ithiel e io abbiamo fatto un pranzo al sacco nella foresta dietro all'hotel Cristallo: formaggio, pane, salumi, sottaceti e vino. Mi sono rotolata sopra Ithiel e gli ho dato da mangiare. Più tardi ho scoperto, quando l’ho provato da sola, quanto sia difficile ingoiare in quella posizione. Ora sento, guardando indietro, che avevo troppa carica elettrica. E’ ipotizzabile che lo spirito del mondo entri nelle semplici ragazze e le trasformi in demoni". Saul Bellow, Un furto. Elleboro Editore - AA. VV.

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Cortina D'Ampezzo

"Ho un ricordo lontanissimo di Cortina. Del tempo in cui per andarvi bisognava passate il confine. Del tempo in cui vi soggiornavano gli arciduchi austriaci e Francesco Giuseppe, dopo la caccia al camoscio, ricevendo gli omaggi dei capi della vallata, ripeteva immancabilmente sempre la stessa frase: “E stato molto bello e mi è molto piaciuto”. Giovanni Comisso, Gente del cadore, agosto 1886. "Da Cortina D’Ampezzo, bellissima valle italiana nei domini di sua maestà apostolica, faccio sapere ai sigg. Zanichelli che ho fatto un’ottima colazione e che parto per Pieve di Cadore." Giosuè Carducci, Lettere. "Non conosco nulla che possa competere per forma e varietà al fantastico, mutevole, imprevedibile, grande circolo che, con un raggio di dodici miglia a partire dalla porta dell’Aquila Nera, comprende il Pelmo, l’Antelao, le Marmarole, la Croda Marcora, il Cristallo e le Tofane". Amelia Edwards. Cime inviolate e valli sconosciute "Cortina assomiglia a tutti i grandi centri di sport invernali. È una patina di lusso raffinato spalmata dagli albergatori sul volto di una contrada selvaggia di foreste, di neve e di picchi dentellati". Hammond Innes , Lo sciatore solitario. Elleboro Editore - AA. VV.

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La mondanità

Grandi alberghi e panorami mozzafiato. Funivie e discoteche, paesaggi bucolici e file di macchine. Cortina è stata tante cose a seconda delle epoche, delle stagioni e dei punti di vista. È cambiata e si è ampliata nel tempo, per accogliere un flusso di ospiti via via crescente e non sempre coerente. Aristocratici e borghesi, industriali ed artisti, letterati ed arrivisti, attori e comparse. Tutto ha inizio oltre un secolo fa quando la ferrovia arrivò a Calalzo, soppiantando le carrozze a cavallo, e alcuni imprenditori locali avviarono la costruzione di grandi alberghi: il Cristallo, il Miramonti, il Faloria, il Concordia e il Corona. Cominciò allora l’afflusso di quel pubblico selezionato che si poteva permettere di affrontare un lungo e costoso soggiorno. Tra loro tanti scrittori italiani e stranieri. Ognuno aveva la sua stagione preferita, ognuno aveva la sua visione, il suo modo di amare e rappresentare i luoghi e la gente. "Cortina d’Ampezzo è un luogo incantevole e salubre. Forse non è il massimo come centro culturale europeo ma per rimettersi in forma non ha rivali. Matthew rifiorisce in un modo senza precedenti, e, per quel che conta, anche noi". Aldous Huxley, Lettere. Elleboro Editore - AA. VV.

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San Martino di Castrozza

"Che serata incantevole! Oggi sarebbe stata la giornata ideale per una gita alla Capanna Rosetta. Come svetta alto nel cielo il Cimone! Avremmo potuto partire alle cinque del mattino. Natu-ralmente all’inizio, come sempre, non mi sarei sentita bene. Ma mi sarei rimessa in fretta. Non c’è niente di più bello che passeggiare all’alba [...] Alla Rosetta quell’americano con un occhio solo sembrava un boxeur. Forse avrà perso l’occhio in un match. Da sposata mi piacerebbe vivere in America [...] Peccato! Un raggio di fuoco colpisce la vetta del Cimone. Paul la chiamerebbe Alpenglühen, la montagna incendiata". Arthur Schnitzler, La signorina Else "O Pale di San Martino, o vecchia, o patria! In automobile io risalgo la valle e vi guardo, la mia giovinezza è lassù. Mi illudevo di lasciare per sempre qualcosa di me su quelle rocce così brave, solide e oneste, con preziosi piccoli intelligenti appigli al punto giusto, di scriverci qualcosa di me per sempre, e invece io passo di sotto in automobile e vi guardo e non tornerò. Impossibile. Non succederà più. Siete voi, Pale, che non siete più le stesse. Dino Buzzati, O pale di San Martino. Elleboro Editore - AA. VV.

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