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Dimore illustri della Toscana

Alessandra Artale

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Dimore illustri della Toscana

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Un percorso a ritroso nel tempo dentro abitazioni fatiscenti e palazzi sontuosi, per raccontare chi erano i grandi toscani del passato come Vasari, Modigliani, Michelangelo e tanti altri. Brani tratti dal libro Riscoprire le dimore illustri della Toscana di Alessandra Artale © Editoriale Programma -Editoriale Programma è una casa editrice trevigiana, specializzata nella pubblicazione di libri di saggistica, storia, arte e cultura locale.© Editoriale Programma Scarica l'app Loquis per iOS e Android

Latest Episodes

Casa Buonarroti

Una casa che è un po’ la summa di quel che si potrebbe descrivere come memoria e celebrazione dell’immenso artista e un po’ come mezzo per ammirare le ricche collezioni di arte della famiglia Buonarroti. Al primo piano la Galleria è un vero e proprio tributo pittorico al genio creatore della Cappella Sistina: qui infatti il nipote fece decorare le pareti con dipinti di artisti barocchi fra cui Artemisia Gentileschi, il Passignano, Matteo Rosselli. Nella sala detta ‘della notte e del dì’, ancora un profluvio di dipinti che riempiono pareti e soffitto, oltre a ritratti del sommo artista di cui segnalo quello di Cristofano Allori e la testa bronzea opera di Daniele da Volterra. Ma è nella stanza della Madonna della Scala e battaglia dei Centauri che si respira profumo di Michelangelo: in questa stanza vi sono i due rilievi giovanili del grande artista. Continuando si passa per la sala dove sono esposti alcuni ritratti di Michelangelo, per poi giungere alla sala dei disegni di Michelangelo, tra cui una Madonna con Bambino, un Nudo di schiena e uno Studio di fortificazione. Per concludere il giro in casa Buonarroti, l’ultima sala è dedicata a quanto nell’Ottocento si fece per celebrare il sommo artista, da busti a stemmi. Editoriale Programma – Alessandra Artale

--JUN 18
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Casa Buonarroti

Michelangelo Buonarroti

Destinato col suo genio ad esercitare un influsso di vastissima portata, Michelangelo Buonarroti nasce all’alba di lunedì 6 marzo 1475 a Caprese nei pressi di Arezzo. Lo nota subito Lorenzo il Magnifico, che lo prende sotto la sua protezione e a 17 anni è già un artista affermato, ma l’orizzonte politico si oscura e lascia Firenze: comincia la vita errante dell’artista rinascimentale. Torna a Roma per servire il papa in persona, Giulio II Della Rovere, vecchio e formidabile pontefice dall’anima guerriera, di cui si diceva che avesse gettato nel Tevere le chiavi di San Pietro per tenere solo la spada di San Paolo. Il collerico Giulio II lo fa impazzire: sale sui ponteggi e lo minaccia col suo bastone infuriandosi per un lavoro che non aveva mai fine. Le ultime opere monumentali, il Giudizio Universale, la cupola di San Pietro e Piazza Campidoglio, partono nel 1534 per terminare nel 1557 ma ha quasi sessant’anni, è stanco e ossessionato da pensieri di morte. Eppure incontra la donna della sua vita, Vittoria Colonna, l’unica capace di spezzare il cerchio della sua solitudine spirituale non con un vero amore ma con una profonda amicizia. Editoriale Programma – Alessandra Artale

--JUN 16
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Michelangelo Buonarroti

Villa Machiavelli

Il tempo si è fermato all’Albergaccio, ovvero la villa dove Machiavelli scrisse l’opera che gli diede celebrità, il Principe, nel 1512 durante l’esilio causato dal ritorno dei Medici. È lui stesso che descrive questo incantevole luogo in una delle lettere che scrisse all’amico Francesco Vettori datata 10 dicembre 1513: gli descrive come passava le sue giornate qui, ovvero occupandosi delle sue proprietà che oltre alla villa comprendevano vari poderi coltivati a uliveto e vigne, divertendosi all’osteria a giocare a tric e trac con lo stesso oste e un macellaio. Ma racconta anche che la notte la passava in biblioteca a leggere e studiare i classici. Entrando nella villa si respira un’atmosfera di altri tempi, perché è arredata con austeri ed elegantissimi mobili originali dell’epoca, con oggetti che rimandano a un altro modo di vivere. Incredibili, suggestive e affascinanti sono le cantine con botti di rovere francese per il Chianti, tra volte in mattoni a vista e grate da cui si possono vedere lo splendido giardino e i campi coltivati. La villa ora è diventata un ristorante dove si possono gustare i piatti tipici della cucina toscana e dove si produce anche il Chianti.

--JUN 11
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Villa Machiavelli

Niccolò Machiavelli

È mercoledì 3 maggio 1469 quando a Firenze nasce, da nobile ma decaduta famiglia, Niccolò Machiavelli, fra i più importanti personaggi dell’intera letteratura italiana e non solo di quella rinascimentale. In una lettera del marzo 1498 scrive una critica serrata all’azione politica di Girolamo Savonarola, discutibile in sé ma condotta con una risolutezza di giudizio e di stile che già preannunciano il futuro scrittore. Nell’assolvere le sue missioni si trovò nei punti nevralgici della politica fiorentina, italiana ed europea del tempo. Nel forzato esilio compose le sue opere più grandi: i Discorsi sopra la Prima Deca di Tito Livio e il Principe, al quale è in gran parte affidata la sua gloria. Con questi scritti Niccolò fondava una nuova scienza autonoma, la politica, distinguendola decisamente dalla morale e dalla religiosità. Lui partiva dallo studio dell’uomo e della realtà, cercando di trarre leggi universali che regolano la vita degli stati. Nel Principe proponeva agli italiani una generosa e appassionata utopia: la fondazione di uno stato unitario che la liberasse dalle invasioni straniere, dallo strazio e dall’avvilimento presente. Editoriale Programma – Alessandra Artale

--JUN 9
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Niccolò Machiavelli

Museo Casa di Dante

È dal 1965 che la casa dove nacque Dante Alighieri divenne un museo in quell’edificio a tre piani per volontà del comune di Firenze. Al primo piano, nella prima sala, vari cimeli e pannelli illustrativi illustrano l’Arte dei Medici e degli Speziali. La seconda stanza è dedicata alla politica, un argomento che nella vita del poeta è di fondamentale importanza, mentre nella terza sala l’argomento è l’economia che si viveva nella Firenze medievale. L’ultima sala del primo piano è dedicata alla battaglia di Campaldino, a cui Dante partecipò, combattuta tra i Ghibellini di Arezzo e i Guelfi di Firenze, esemplificata da uno straordinario diorama, e importante perché da quel giorno la Toscana divenne dominio guelfo. Al secondo piano invece troviamo la prima sala dedicata all’esilio di Dante, con libri di storia fiorentina e la riproduzione del libro detto ‘del chiodo’, dove vi fu scritta la pena inflitta al poeta. Poi c’è la camera da letto, riprodotta sulla base delle camere da letto nobiliari, con i cassoni da corredo che erano un tipico mobilio medievale e nella stanza successiva si può vedere un video sulle illustrazioni della Divina Commedia realizzate da Gustav Doré. Il terzo piano, con la prima sala nella loggia molto suggestiva, presenta alcune delle edizioni originali della Divina Commedia. Editoriale Programma – Alessandra Artale

--JUN 4
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Museo Casa di Dante

Dante Alighieri

È un periodo tra maggio e giugno 1265 che Dante Alighieri, il ghibellin fuggiasco, nasce da famiglia guelfa a Firenze: di sicuro c’è la data del suo battesimo, il 27 marzo del 1266, un Sabato Santo. In giovinezza passò un’adolescenza elegante e ‘cortese’, ma compì anche studi severi, manifestando fin d’allora quella passione per la cultura e la conquista della verità che rimase uno degli interessi dominanti della sua vita. Le rime più importanti di questo periodo le scrisse per Beatrice Portinari, che il poeta amò fin da piccolo e, quando la bella fanciulla morì nel 1290, iniziò per Dante un periodo di angoscia profonda e di crisi spirituale. Questo non gli impedì, nel 1285 di sposare Gemma Donati, dopo che il matrimonio fu concordato quando Dante aveva appena dodici anni. Non fu un’unione felice, nonostante i quattro figli nati, e lui non scrisse mai neanche un verso dedicato alla moglie, così come lei non fu al suo fianco durante l’esilio di lui. È il 1292 quando inizia a scrivere la Vita Nova, opera composta di prosa e poesia in una specie di viaggio a ritroso nella sua vita, da quando incontra Beatrice a nove anni, fino a quando la rivede anni dopo. Fra loro non ci sarà altro che un “dolcissimo saluto”. Intanto continua a scrivere il suo capolavoro, la Divina Commedia, iniziato nel 1300, l’opera più grande della letteratura universale. Editoriale Programma – Alessandra Artale

--JUN 2
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Dante Alighieri

Casa, mausoleo e luoghi di Curzio Malaparte

L’amore per la sua città Malaparte lo visse per tutta la vita e lo rese immortale nel libro uscito nel 1956, Maledetti toscani, e i luoghi simbolo della vita di Malaparte sono spalmati per tutta la città di Prato. Dalla casa dove nacque si vede lo Spazzavento, in un rincorrersi di vita e morte alquanto suggestivo. E vediamo piazza Duomo, che lo stesso poeta descrive come “la più ariosa e chiara, forse di tutta la Toscana”. Qui fu protagonista di un celebre episodio accaduto quando si inaugurò la statua a Gaetano Magnolfi, personaggio illustre di Prato, benefattore e filantropo che cambiò il volto della città con numerose opere di beneficenza, tra cui l’ospizio, l’asilo e un orfanotrofio tecnologico dove i ragazzi potevano imparare un mestiere. A Curzio non piacque per nulla e scrisse un articolo per invitare i suoi concittadini a buttarla giù, dopo che lui l’aveva già legata con pesanti funi. Incontrò per strada lo scultore che l’aveva realizzata, Oreste Chilleri, che lo voleva prendere a bastonate, ma Curzio scappò. Per arrivare infine al suo mausoleo, in cima allo Spaccavento. Fu lui stesso a voler essere sepolto qui: “… e vorrei avere la tomba lassù, in vetta allo Spazzavento, per sollevare il capo ogni tanto e sputare nella fredda gora del tramontano”. Editoriale Programma – Alessandra Artale

--MAY 28
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Casa, mausoleo e luoghi di Curzio Malaparte

Curzio Malaparte

Narciso, istrione, egocentrico, emblematico, cinico, voltagabbana: molti sono gli epiteti con cui è stato definito Curzio Malaparte, scrittore, giornalista, poeta, soldato, ma soprattutto era un pratese, anche se girò tanto per l’Italia. “Io son di Prato, m’accontento d’essere di Prato, e se non fossi nato pratese vorrei non essere venuto al mondo. E dico questo non perché son pratese, e voglia lisciar la bazza ai miei pratesi, ma perché penso che il solo difetto dei toscani sia quello di non essere tutti pratesi”: eccola la sua dichiarazione di amore incondizionato per la città natale. Fascista prima e comunista dopo, Malaparte era anche un adorabile tombeur de femmes, amato e adorato dalle donne che per lui arrivavano anche al suicidio. Ma fu anche spesso in carcere per le sue idee politiche, perché, contrariamente dalle donne, dagli uomini era odiato più della peste. Nasce a Prato in via Magnolfi 56, con il vero nome di Kurt Erich Suckert il 9 giugno del 1898. Cambierà il suo cognome nel 1925 dopo aver letto un libretto in cui si parlava dei Bonaparte che, secondo l’autore di quel libello, nel Medio Evo si sarebbero chiamati Malaparte e che cambiarono cognome solo per concessione papale. Curzio in una famosa battuta disse a Benito Mussolini: “Ho scelto Malaparte perché Bonaparte è finito male, a me invece andrà certamente meglio”. Editoriale Programma – Alessandra Artale

--MAY 26
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Curzio Malaparte

Casa museo di Giorgio Vasari

È Giorgio Vasari stesso che scrive della casa da lui acquistata nel 1541 “principiata in Arezzo, con un sito per fare orti bellissimi nel borgo di San Vito, nella migliore aria della città”. E la casa è risultata poi essere un vero gioiello, da lui affrescata in tutte le stanze e successivamente dotata di ulteriori quadri, oltre a quelli che lui collezionò per tutta la vita, per rendere meglio l’idea del contesto artistico e culturale in cui visse. Quella del Vasari è una di quelle dimore dove si sente in ogni stanza lo spirito dell’uomo e dell’artista, dove ti immagini davvero di incontrarlo mentre sbuca da una porta o esce da una stanza. È il miracolo dell’arte. Un luogo veramente magico con la bellezza che spunta da ogni muro, da ogni quadro, da ogni porta e da ogni stanza. Inoltre, la casa, dal 1911 proprietà dello Stato italiano, è la sede dell’Archivio Vasariano, altro scrigno di cultura e di arte, di importanza fondamentale per lo studio e la ricerca sul Cinquecento e sul Rinascimento. Nell’archivio si trovano documenti di grande valore storico, dai ricordi dello stesso Vasari agli appunti relativi ai suoi lavori, dai documenti amministrativi relativi alla casa alla sua corrispondenza con personaggi illustri, tra cui da segnalare le diciassette lettere autografe di Michelangelo indirizzate ‘al caro amico Giorgio Vasari’. Editoriale Programma – Alessandra Artale

--MAY 21
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Casa museo di Giorgio Vasari

Giorgio Vasari

Il primo, il più importante e più celebre storico dell’arte italiana nacque ad Arezzo il 30 luglio. Nella sua città conobbe il pittore detto Rosso Fiorentino. Poi va a Firenze, dove conosce Michelangelo, che influenzò tutta la sua vita. Ma l’opera più importante della sua esistenza è certamente la pubblicazione del suo capolavoro letterario: Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti. Con le sue Vite Vasari inventa la storia dell’arte e i suoi volumi sono ancora oggi l’unica fonte attendibile per le notizie biografiche dei vari artisti, che lui, meticoloso fino all’eccesso, affronta con dovizia di particolari e il suo giudizio è stato sempre tenuto in grande considerazione dagli storici dell’arte moderni, anche dai più grandi e importanti. Vasari divide la storia dell’arte in tre periodi, passando per i vari pittori da Cimabue a Michelangelo, dall’abbandono del Medioevo all’ingresso nell’età moderna tramite il recupero dell’antico sino ad arrivare alla piena maturità dell’arte con Michelangelo, da lui considerato un vertice insuperabile, tanto che dopo di lui, afferma Vasari, non si potrà creare nulla di veramente nuovo. Editoriale Programma – Alessandra Artale

--MAY 19
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Giorgio Vasari

Latest Episodes

Casa Buonarroti

Una casa che è un po’ la summa di quel che si potrebbe descrivere come memoria e celebrazione dell’immenso artista e un po’ come mezzo per ammirare le ricche collezioni di arte della famiglia Buonarroti. Al primo piano la Galleria è un vero e proprio tributo pittorico al genio creatore della Cappella Sistina: qui infatti il nipote fece decorare le pareti con dipinti di artisti barocchi fra cui Artemisia Gentileschi, il Passignano, Matteo Rosselli. Nella sala detta ‘della notte e del dì’, ancora un profluvio di dipinti che riempiono pareti e soffitto, oltre a ritratti del sommo artista di cui segnalo quello di Cristofano Allori e la testa bronzea opera di Daniele da Volterra. Ma è nella stanza della Madonna della Scala e battaglia dei Centauri che si respira profumo di Michelangelo: in questa stanza vi sono i due rilievi giovanili del grande artista. Continuando si passa per la sala dove sono esposti alcuni ritratti di Michelangelo, per poi giungere alla sala dei disegni di Michelangelo, tra cui una Madonna con Bambino, un Nudo di schiena e uno Studio di fortificazione. Per concludere il giro in casa Buonarroti, l’ultima sala è dedicata a quanto nell’Ottocento si fece per celebrare il sommo artista, da busti a stemmi. Editoriale Programma – Alessandra Artale

--JUN 18
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Casa Buonarroti

Michelangelo Buonarroti

Destinato col suo genio ad esercitare un influsso di vastissima portata, Michelangelo Buonarroti nasce all’alba di lunedì 6 marzo 1475 a Caprese nei pressi di Arezzo. Lo nota subito Lorenzo il Magnifico, che lo prende sotto la sua protezione e a 17 anni è già un artista affermato, ma l’orizzonte politico si oscura e lascia Firenze: comincia la vita errante dell’artista rinascimentale. Torna a Roma per servire il papa in persona, Giulio II Della Rovere, vecchio e formidabile pontefice dall’anima guerriera, di cui si diceva che avesse gettato nel Tevere le chiavi di San Pietro per tenere solo la spada di San Paolo. Il collerico Giulio II lo fa impazzire: sale sui ponteggi e lo minaccia col suo bastone infuriandosi per un lavoro che non aveva mai fine. Le ultime opere monumentali, il Giudizio Universale, la cupola di San Pietro e Piazza Campidoglio, partono nel 1534 per terminare nel 1557 ma ha quasi sessant’anni, è stanco e ossessionato da pensieri di morte. Eppure incontra la donna della sua vita, Vittoria Colonna, l’unica capace di spezzare il cerchio della sua solitudine spirituale non con un vero amore ma con una profonda amicizia. Editoriale Programma – Alessandra Artale

--JUN 16
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Michelangelo Buonarroti

Villa Machiavelli

Il tempo si è fermato all’Albergaccio, ovvero la villa dove Machiavelli scrisse l’opera che gli diede celebrità, il Principe, nel 1512 durante l’esilio causato dal ritorno dei Medici. È lui stesso che descrive questo incantevole luogo in una delle lettere che scrisse all’amico Francesco Vettori datata 10 dicembre 1513: gli descrive come passava le sue giornate qui, ovvero occupandosi delle sue proprietà che oltre alla villa comprendevano vari poderi coltivati a uliveto e vigne, divertendosi all’osteria a giocare a tric e trac con lo stesso oste e un macellaio. Ma racconta anche che la notte la passava in biblioteca a leggere e studiare i classici. Entrando nella villa si respira un’atmosfera di altri tempi, perché è arredata con austeri ed elegantissimi mobili originali dell’epoca, con oggetti che rimandano a un altro modo di vivere. Incredibili, suggestive e affascinanti sono le cantine con botti di rovere francese per il Chianti, tra volte in mattoni a vista e grate da cui si possono vedere lo splendido giardino e i campi coltivati. La villa ora è diventata un ristorante dove si possono gustare i piatti tipici della cucina toscana e dove si produce anche il Chianti.

--JUN 11
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Villa Machiavelli

Niccolò Machiavelli

È mercoledì 3 maggio 1469 quando a Firenze nasce, da nobile ma decaduta famiglia, Niccolò Machiavelli, fra i più importanti personaggi dell’intera letteratura italiana e non solo di quella rinascimentale. In una lettera del marzo 1498 scrive una critica serrata all’azione politica di Girolamo Savonarola, discutibile in sé ma condotta con una risolutezza di giudizio e di stile che già preannunciano il futuro scrittore. Nell’assolvere le sue missioni si trovò nei punti nevralgici della politica fiorentina, italiana ed europea del tempo. Nel forzato esilio compose le sue opere più grandi: i Discorsi sopra la Prima Deca di Tito Livio e il Principe, al quale è in gran parte affidata la sua gloria. Con questi scritti Niccolò fondava una nuova scienza autonoma, la politica, distinguendola decisamente dalla morale e dalla religiosità. Lui partiva dallo studio dell’uomo e della realtà, cercando di trarre leggi universali che regolano la vita degli stati. Nel Principe proponeva agli italiani una generosa e appassionata utopia: la fondazione di uno stato unitario che la liberasse dalle invasioni straniere, dallo strazio e dall’avvilimento presente. Editoriale Programma – Alessandra Artale

--JUN 9
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Niccolò Machiavelli

Museo Casa di Dante

È dal 1965 che la casa dove nacque Dante Alighieri divenne un museo in quell’edificio a tre piani per volontà del comune di Firenze. Al primo piano, nella prima sala, vari cimeli e pannelli illustrativi illustrano l’Arte dei Medici e degli Speziali. La seconda stanza è dedicata alla politica, un argomento che nella vita del poeta è di fondamentale importanza, mentre nella terza sala l’argomento è l’economia che si viveva nella Firenze medievale. L’ultima sala del primo piano è dedicata alla battaglia di Campaldino, a cui Dante partecipò, combattuta tra i Ghibellini di Arezzo e i Guelfi di Firenze, esemplificata da uno straordinario diorama, e importante perché da quel giorno la Toscana divenne dominio guelfo. Al secondo piano invece troviamo la prima sala dedicata all’esilio di Dante, con libri di storia fiorentina e la riproduzione del libro detto ‘del chiodo’, dove vi fu scritta la pena inflitta al poeta. Poi c’è la camera da letto, riprodotta sulla base delle camere da letto nobiliari, con i cassoni da corredo che erano un tipico mobilio medievale e nella stanza successiva si può vedere un video sulle illustrazioni della Divina Commedia realizzate da Gustav Doré. Il terzo piano, con la prima sala nella loggia molto suggestiva, presenta alcune delle edizioni originali della Divina Commedia. Editoriale Programma – Alessandra Artale

--JUN 4
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Museo Casa di Dante

Dante Alighieri

È un periodo tra maggio e giugno 1265 che Dante Alighieri, il ghibellin fuggiasco, nasce da famiglia guelfa a Firenze: di sicuro c’è la data del suo battesimo, il 27 marzo del 1266, un Sabato Santo. In giovinezza passò un’adolescenza elegante e ‘cortese’, ma compì anche studi severi, manifestando fin d’allora quella passione per la cultura e la conquista della verità che rimase uno degli interessi dominanti della sua vita. Le rime più importanti di questo periodo le scrisse per Beatrice Portinari, che il poeta amò fin da piccolo e, quando la bella fanciulla morì nel 1290, iniziò per Dante un periodo di angoscia profonda e di crisi spirituale. Questo non gli impedì, nel 1285 di sposare Gemma Donati, dopo che il matrimonio fu concordato quando Dante aveva appena dodici anni. Non fu un’unione felice, nonostante i quattro figli nati, e lui non scrisse mai neanche un verso dedicato alla moglie, così come lei non fu al suo fianco durante l’esilio di lui. È il 1292 quando inizia a scrivere la Vita Nova, opera composta di prosa e poesia in una specie di viaggio a ritroso nella sua vita, da quando incontra Beatrice a nove anni, fino a quando la rivede anni dopo. Fra loro non ci sarà altro che un “dolcissimo saluto”. Intanto continua a scrivere il suo capolavoro, la Divina Commedia, iniziato nel 1300, l’opera più grande della letteratura universale. Editoriale Programma – Alessandra Artale

--JUN 2
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Dante Alighieri

Casa, mausoleo e luoghi di Curzio Malaparte

L’amore per la sua città Malaparte lo visse per tutta la vita e lo rese immortale nel libro uscito nel 1956, Maledetti toscani, e i luoghi simbolo della vita di Malaparte sono spalmati per tutta la città di Prato. Dalla casa dove nacque si vede lo Spazzavento, in un rincorrersi di vita e morte alquanto suggestivo. E vediamo piazza Duomo, che lo stesso poeta descrive come “la più ariosa e chiara, forse di tutta la Toscana”. Qui fu protagonista di un celebre episodio accaduto quando si inaugurò la statua a Gaetano Magnolfi, personaggio illustre di Prato, benefattore e filantropo che cambiò il volto della città con numerose opere di beneficenza, tra cui l’ospizio, l’asilo e un orfanotrofio tecnologico dove i ragazzi potevano imparare un mestiere. A Curzio non piacque per nulla e scrisse un articolo per invitare i suoi concittadini a buttarla giù, dopo che lui l’aveva già legata con pesanti funi. Incontrò per strada lo scultore che l’aveva realizzata, Oreste Chilleri, che lo voleva prendere a bastonate, ma Curzio scappò. Per arrivare infine al suo mausoleo, in cima allo Spaccavento. Fu lui stesso a voler essere sepolto qui: “… e vorrei avere la tomba lassù, in vetta allo Spazzavento, per sollevare il capo ogni tanto e sputare nella fredda gora del tramontano”. Editoriale Programma – Alessandra Artale

--MAY 28
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Casa, mausoleo e luoghi di Curzio Malaparte

Curzio Malaparte

Narciso, istrione, egocentrico, emblematico, cinico, voltagabbana: molti sono gli epiteti con cui è stato definito Curzio Malaparte, scrittore, giornalista, poeta, soldato, ma soprattutto era un pratese, anche se girò tanto per l’Italia. “Io son di Prato, m’accontento d’essere di Prato, e se non fossi nato pratese vorrei non essere venuto al mondo. E dico questo non perché son pratese, e voglia lisciar la bazza ai miei pratesi, ma perché penso che il solo difetto dei toscani sia quello di non essere tutti pratesi”: eccola la sua dichiarazione di amore incondizionato per la città natale. Fascista prima e comunista dopo, Malaparte era anche un adorabile tombeur de femmes, amato e adorato dalle donne che per lui arrivavano anche al suicidio. Ma fu anche spesso in carcere per le sue idee politiche, perché, contrariamente dalle donne, dagli uomini era odiato più della peste. Nasce a Prato in via Magnolfi 56, con il vero nome di Kurt Erich Suckert il 9 giugno del 1898. Cambierà il suo cognome nel 1925 dopo aver letto un libretto in cui si parlava dei Bonaparte che, secondo l’autore di quel libello, nel Medio Evo si sarebbero chiamati Malaparte e che cambiarono cognome solo per concessione papale. Curzio in una famosa battuta disse a Benito Mussolini: “Ho scelto Malaparte perché Bonaparte è finito male, a me invece andrà certamente meglio”. Editoriale Programma – Alessandra Artale

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Curzio Malaparte

Casa museo di Giorgio Vasari

È Giorgio Vasari stesso che scrive della casa da lui acquistata nel 1541 “principiata in Arezzo, con un sito per fare orti bellissimi nel borgo di San Vito, nella migliore aria della città”. E la casa è risultata poi essere un vero gioiello, da lui affrescata in tutte le stanze e successivamente dotata di ulteriori quadri, oltre a quelli che lui collezionò per tutta la vita, per rendere meglio l’idea del contesto artistico e culturale in cui visse. Quella del Vasari è una di quelle dimore dove si sente in ogni stanza lo spirito dell’uomo e dell’artista, dove ti immagini davvero di incontrarlo mentre sbuca da una porta o esce da una stanza. È il miracolo dell’arte. Un luogo veramente magico con la bellezza che spunta da ogni muro, da ogni quadro, da ogni porta e da ogni stanza. Inoltre, la casa, dal 1911 proprietà dello Stato italiano, è la sede dell’Archivio Vasariano, altro scrigno di cultura e di arte, di importanza fondamentale per lo studio e la ricerca sul Cinquecento e sul Rinascimento. Nell’archivio si trovano documenti di grande valore storico, dai ricordi dello stesso Vasari agli appunti relativi ai suoi lavori, dai documenti amministrativi relativi alla casa alla sua corrispondenza con personaggi illustri, tra cui da segnalare le diciassette lettere autografe di Michelangelo indirizzate ‘al caro amico Giorgio Vasari’. Editoriale Programma – Alessandra Artale

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Casa museo di Giorgio Vasari

Giorgio Vasari

Il primo, il più importante e più celebre storico dell’arte italiana nacque ad Arezzo il 30 luglio. Nella sua città conobbe il pittore detto Rosso Fiorentino. Poi va a Firenze, dove conosce Michelangelo, che influenzò tutta la sua vita. Ma l’opera più importante della sua esistenza è certamente la pubblicazione del suo capolavoro letterario: Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti. Con le sue Vite Vasari inventa la storia dell’arte e i suoi volumi sono ancora oggi l’unica fonte attendibile per le notizie biografiche dei vari artisti, che lui, meticoloso fino all’eccesso, affronta con dovizia di particolari e il suo giudizio è stato sempre tenuto in grande considerazione dagli storici dell’arte moderni, anche dai più grandi e importanti. Vasari divide la storia dell’arte in tre periodi, passando per i vari pittori da Cimabue a Michelangelo, dall’abbandono del Medioevo all’ingresso nell’età moderna tramite il recupero dell’antico sino ad arrivare alla piena maturità dell’arte con Michelangelo, da lui considerato un vertice insuperabile, tanto che dopo di lui, afferma Vasari, non si potrà creare nulla di veramente nuovo. Editoriale Programma – Alessandra Artale

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Giorgio Vasari
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