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BASTABUGIE - Liturgia e sacramenti

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Gesù Cristo, unico salvatore del Mondo, continua ad agire oggi attraverso la sua Santa Chiesa

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Matrimoni e funerali celebrati dai laici?

TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6218MATRIMONI E FUNERALI CELEBRATI DAI LAICI? di Nico SpuntoniGiornali e telegiornali hanno sparato ieri titoloni sul "sì a nozze e funerali celebrati dai laici" a proposito della nuova Istruzione curata dalla Congregazione per il Clero, parlando sensazionalisticamente di "svolta". Ma è davvero così? "La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa", questo il nome del documento approvato da papa Francesco il 27 giugno 2020, nel capitolo dedicato agli "Incarichi e ministeri parrocchiali" investe il "il Vescovo, a suo prudente giudizio" della possibilità di affidare "ai diaconi, alle persone consacrate e ai fedeli laici, sotto la guida e la responsabilità del parroco" alcuni compiti, tra cui "la celebrazione del rito delle esequie" e "dove mancano sacerdoti e diaconi", "previo il voto favorevole della Conferenza Episcopale e ottenuta la licenza dalla Santa Sede" la facoltà di assistere ai matrimoni.Non è corretto, però, parlare di "svolta in Vaticano": infatti, come appare evidente anche nei rimandi, già nel n.9 dei Praenotanda compresi nell'Ordo Exsequiarum del 1969 viene disposto che le "esequie nella Liturgia della Parola possono essere celebrate dal diacono" e, "se la necessità pastorale lo esige, la Conferenza Episcopale può, con il consenso della Sede Apostolica, designare anche un laico". Una circostanza confermata nel 1997 nell' "Istruzione Ecclesiae de mysterio su alcune questioni circa la collaborazione dei fedeli laici al ministero dei sacerdoti", dove si legge che "i fedeli non ordinati possono guidare le esequie ecclesiastiche solo nel caso di vera mancanza di un ministro ordinato ed osservando le norme liturgiche in merito", precisando che "a tale compito dovranno essere ben preparati, sia sotto il profilo dottrinale che liturgico".NULLA DI NUOVODando un'occhiata a quest'ultimo documento, redatto 23 anni fa dalla Congregazione per il Clero insieme ad altri 7 dicasteri della Curia romana, è possibile smontare il sensazionalismo utilizzato da buona parte dei media per commentare la nuova Istruzione anche a proposito delle nozze: infatti, nell'articolo 10 dedicato proprio al "L'assistenza ai matrimoni", ci sono due capoversi che fanno riferimento alla "possibilità di delegare fedeli non ordinati ad assistere ai Matrimoni può rivelarsi necessaria, in circostanze molto particolari di grave mancanza di ministri sacri", specificando, però, che essa "è condizionata al verificarsi di tre requisiti: Il Vescovo diocesano (...) può concedere tale delega unicamente nei casi in cui mancano sacerdoti o diaconi e soltanto dopo aver ottenuto, per la propria diocesi, il voto favorevole della Conferenza episcopale e la necessaria licenza della Santa Sede".Nulla di nuovo sotto il sole, dunque, con il documento approvato lo scorso 27 giugno: questa eventualità per le nozze, infatti, è già prevista nel Codice di Diritto Canonico nei canoni 1112 e 1116 laddove si dice che, in mancanza di sacerdote e diaconi, il Vescovo diocesano può delegare a presiedere anche un "laico idoneo" che sia "capace di istruire gli sposi e preparato a compiere nel debito modo la liturgia del matrimonio".Piuttosto, va sottolineato il carattere di eccezionalità di questi casi non certo occultato nell'ultima Istruzione - differentemente da quanto fatto in molti titoli ed articoli giornalistici - con la conferma di quella che è la regola generale che, in quanto tale, può ammettere eccezioni pur col consenso della Conferenza Episcopale ed in accordo con la Santa Sede.Il documento, al contrario, sembrerebbe voler mettere un freno a certe libertà interpretative che talvolta si concedono alcuni vescovi in merito alla partecipazione dei fedeli laici alla missione della Chiesa.NO ALLA...

16 MIN1 w ago
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Matrimoni e funerali celebrati dai laici?

La comunione con i guanti e sulle mani è un abuso liturgico (ed inoltre è meno igienico)

TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6144LA COMUNIONE CON I GUANTI E SULLE MANI E' UN ABUSO LITURGICO (ED INOLTRE E' MENO IGIENICO)Occorre anzitutto osservare che le disposizioni governative sulla ripresa delle celebrazioni con il popolo sono assolutamente nulle: le autorità civili non hanno alcuna competenza in materia di culto religioso; i rappresentanti della conferenza episcopale, dal canto loro, non hanno giurisdizione né sui vescovi, né sui sacerdoti, né sui fedeli.Ogni singolo vescovo, purché sia in comunione con il Papa, è sovrano nella sua diocesi per ciò che compete alla sua autorità; in essa non rientra tuttavia quanto stabilito dalle rubriche del Messale, che sono legge per tutta la Chiesa e possono essere modificate solo dalla Santa Sede, o di sua iniziativa o in risposta ad eventuali richieste dei vescovi (rescriptive). La Santa Sede, poi, ha facoltà solo sugli elementi non essenziali dei riti, non sulla loro sostanza immutabile.Le...

12 MINMAY 26
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La comunione con i guanti e sulle mani è un abuso liturgico (ed inoltre è meno igienico)

Quando va fatto il Segno della Croce

TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6137QUANDO VA FATTO IL SEGNO DELLA CROCEdi Piefrancesco NardiniNel suo catechismo San Pio X, dopo averci parlato di come fare il Segno di Croce, di quali verità esprima e della sua utilità, ci insegna anche quando è bene farlo.A dire il vero, la risposta a questo numero sarebbe stata semplicissima: bastava scrivere "sempre".È, infatti, sempre buona cosa fare il Segno di Croce, in ogni momento non si sbaglia mai a farlo. L'unico modo in cui non è bene è quando lo si fa come fosse un gesto scaramantico, slegato dal suo reale significato. Ciò perché «con questo semplice atto di religione professiamo la nostra fede nei misteri più necessari a credersi, diamo gloria a Dio e procuriamo a noi e agli altri molti vantaggi spirituali e anche corporali» (Dragone, n. 36).Ovviamente il Santo Papa di Riese ci dice che è "sempre bene" farlo, ma non si limita a insegnarci questo e si premura di indicarci anche alcuni esem...

6 MINMAY 20
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Quando va fatto il Segno della Croce

La comunione distribuita con i guanti? Niccolò Stenone non si sarebbe convertito

TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6133LA COMUNIONE DISTRIBUITA CON I GUANTI? NICCOLO' STENONE NON SI SAREBBE CONVERTITOForse non conoscete chi sia san Nicolò Stenone. Ve lo diciamo subito. Nacque a Copenaghen, in Danimarca, nel 1636. Crebbe ovviamente protestante. Il suo nome in danese era Niels Steinsen, italianizzato Nicolò Stenone.Fu un grande e al suo tempo già famosissimo scienziato. Soprattutto un anatomista. Molti altolocati ambienti europei ricercavano la sua sapienza medica.Ebbene questo illustre protestante, oggi lo definiremmo "intellettuale protestante", decise di convertirsi al Cattolicesimo. Non solo, studiò per farsi ordinare sacerdote e divenne perfino vescovo.Fin qui qualcuno potrebbe dire: di storie come queste, seppur edificanti, ce ne sono tante. È vero. Il Cattolicesimo, grazie a Dio, ne annovera molte. Ma è l'occasione che suscitò la conversione dello scienziato danese che è interessante ricordarla in questi giorni.Stenon...

5 MINMAY 20
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La comunione distribuita con i guanti? Niccolò Stenone non si sarebbe convertito

Il padre spirituale è necessario (e va scelto bene)

TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6054IL PADRE SPIRITUALE E' NECESSARIO E VA SCELTO BENEParliamo prima della necessità di un direttore (maestro spirituale/confessore regolare) rispetto ai pericoli della vita spirituale e poi rispetto all'autorità della Chiesa e dopo delle qualità che gli convengono.1) LA NECESSITÀ DI UN DIRETTORE NEI PERICOLI DELLA VITA SPIRITUALEProveniamo da un bel Regno ed a quel bel Regno dobbiamo tornare, ma tornare attraverso un paese selvaggio e pericoloso. Il terreno è ingannatore e pieno di pericoli; dappertutto ci sono nascosti nemici senza misericordia, che ci vogliono uccidere ed impadronirsi delle nostre anime.Il Re che ci ha incaricati di tornare al Suo regno, ci ha giustamente fatti accompagnare da un Suo servo, che ci possa guidare attraverso il terreno e custodirci dai nemici feroci. Questo è l'Angelo Custode. Ma vuol farci accompagnare anche da qualcun altro, non invisibile né puramente spirituale, bensì visi...

9 MINAPR 15
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Il padre spirituale è necessario (e va scelto bene)

Perché la quaresima e la penitenza danno tanto fastidio alla cultura moderna?

TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6057PERCHE' LA QUARESIMA E LA PENITENZA DANNO TANTO FASTIDIO ALLA CULTURA MODERNA?La Quaresima richiama il deserto in cui Gesù andò a fare penitenza per quaranta giorni.Gesù aveva bisogno di far penitenza, Lui che è vero uomo ed anche vero Dio? La risposta è ovviamente negativa. E allora perché andò nel deserto? Per insegnare quanto per noi sia necessaria la penitenza; e quanto essa costituisca la verità della natura umana.Verità della natura umana. Vediamo perché.Pochi sanno che la penitenza è strutturalmente anti-moderna. E non perché richiami chissà quali atmosfere passate; bensì perché richiama una verità antropologica che è stata volutamente negata dalla mentalità moderna e anche da quella contemporanea postmoderna.La penitenza, infatti, presuppone che l'uomo è libero. Per due motivi.Il primo è perché la penitenza è una purificazione dei peccati. Ora, se c'è necessità di purificarsi dai pe...

4 MINMAR 18
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Perché la quaresima e la penitenza danno tanto fastidio alla cultura moderna?

Il decalogo del buon parrocchiano

TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6033IL DECALOGO DEL BUON PARROCCHIANO di Don Yoannis Lahzi GaidPartendo dal Vangelo del "buon pastore" (Gv 10), spesso si elencano i caratteri e le doti che un pastore dovrebbe avere per essere chiamato "buon pastore", ossia: non abbandonare mai le pecore e non fuggire di fronte al lupo o ai pericoli; preoccuparsi delle pecore a differenza del mercenario a cui non interessa di loro; conoscere personalmente il proprio gregge; guidare le pecore ai pascoli erbosi; accompagnare anche le altre pecore, che non appartengono al recinto, per formare un solo gregge con un solo pastore e, infine, amare le proprie pecore sino al punto di offrire liberamente la propria vita per la loro.Sono le doti, anzi gli obiettivi, che ogni pastore deve avere dinanzi ai propri occhi per cercare quotidianamente di raggiungere e misurare la propria fedeltà all'esempio dell'unico perfetto "buon Pastore", Gesù Cristo.Però si trascura, quasi sempre, di elencare le doti che una pecora o un fedele dovrebbe avere per essere chiamato o chiamata "buon fedele". Partendo dall'immagine del pastore e delle pecore, guardiamoci nello specchio della verità e facciamoci questa domanda: chi è la "buona pecora"?A questa domanda possono venirci in aiuto questi "dieci comandamenti del buon parrocchiano".1. CONOSCERE IL PASTOREGesù stesso nel Vangelo di Giovanni disse: "lo sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me" (Gv 10,14). Una conoscenza reciproca e interpersonale che supera il rapporto superficiale e burocratico tra un "funzionario" e un "cliente". Trattare il pastore da persona di famiglia e non da estraneo - perfino sospettato - invitarlo e lasciarsi invitare da lui anche per una sana chiacchierata! Superare reciprocamente la timidezza che congela la conoscenza e valicare ogni tipo di pregiudizio che ostacola l'incontro.2. FIDARSI DEL PASTOREAvere fiducia nei nostri pastori, pur conoscendo i loro difetti e pregi. Una fiducia riconoscente del fatto che sono stati scelti dal "buon Pastore" e che hanno consacrato la loro vita a Dio e al servizio delle nostre anime. Fidarci di loro, non perché sono perfetti, ma perché la mancanza di fiducia è il virus che rovina qualsiasi rapporto e semina sospetto e smarrimento!3. ASCOLTARE LA VOCE DEL PASTOREIn mezzo a una moltitudine di voci urlanti, il "buon parrocchiano" deve saper distinguere tra la voce del pastore e le altre, ossia non lasciarsi ingannare dalle voci che spesso si presentano come quella dei pastori, ma che in realtà sono voci di lupi rapaci. Si tratta di ascoltare (cfr. Dt 6,4-13: Ascolta Israele), cioè concentrarsi totalmente, abbandonando tutte le altre cose che ci distraggono. Ascoltare richiede di imparare la lingua di Dio: il silenzio della preghiera e l'apertura verso le persone che ci guidano a lui! Una pecora che non ascolta la voce del pastore è una pecora smarrita!4. OBBEDIRE AL PASTOREL'obbedienza è il frutto dell`ascolto attento e della fiducia, della conoscenza e soprattutto dell'amore! Gesù ha obbedito alla volontà del Padre persino di fronte alla croce. La disobbedienza al comandamento divino portò l'uomo e la donna fuori dal Paradiso e dalla grazia con Dio! Non si tratta mai di una sottomissione di schiavitù, ma di un filiale e fiducioso atto di sequela.5. NON DIMENTICARE IL PASTORESpesso le pecore sazie scordano facilmente il pastore che le ha guidate faticosamente ai pascoli erbosi. Il peccato della dimenticanza è il peccato delle persone irriconoscenti e immemori.6. NON MORMORARELa mormorazione è il cancro che distrugge l'armonia in qualsiasi comunità, è il peccato che inizia come una piccola fiamma per trasformarsi poi in un incendio. Evitiamo perciò il "terrorismo delle...

7 MINFEB 26
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Il decalogo del buon parrocchiano

Come coinvolgere i bambini alla messa

TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5988COME COINVOLGERE I BAMBINI ALLA MESSA di don Sabino DecoratoA molti sacerdoti e catechisti sarà capitato di partecipare alle irrinunciabili riunioni di verifica e progettazione del catechismo. Durante una di queste, dove mi ero preparato prendendo la mia solita dose di Maalox contro i mal di stomaco, mi misi a sedere proponendomi, per l'ennesima volta, di non intervenire (io ero solo il coadiutore e per fortuna toccava al parroco gestire l'incontro). Riuscii a mantenere il proposito per i primi cinque interventi ma poi la mia poca costanza fu messa a dura prova. Come al solito intervenne una zelante catechista spinta da un sincero rincrescimento: "Avete notato che c'è stato un calo di bambini durante la Messa della domenica?". Tutti mossero la testa annuendo! "Io sono davvero sconsolata! Ma cosa possiamo fare?"Silenzio della sala, quasi si vegliasse un moribondo! Poi ecco d'improvviso la luce! Uno dei catechisti prese con coraggio la parola: "Io ho la mia idea! Secondo me bisogna coinvolgere di più i bambini, dobbiamo capire che sono loro i protagonisti della Messa perché sono i più piccoli".Subito alcuni volti si illuminarono. Finalmente qualcuno ci sta dando un'idea buona, approfittiamone subito. Infatti ne intervenne una con la scontata domanda: "Bell'idea! Ma cosa possiamo fare per coinvolgerli?".L'improvvisato maestro delle cerimonie, ringalluzzito da quel momento di notorietà ci propinò la sua strategia: "Per prima cosa dobbiamo chiedere alla corale di cambiare il repertorio e fare canti più alla portata dei bambini, magari proponendo quelli dove possono battere le mani e muoversi in po'. Poi i sacerdoti dovrebbero abbassare il livello delle omelie per renderle più accessibili ai bambini. In più dobbiamo coinvolgerli direttamente, magari facendo leggere a loro le preghiere dei fedeli, e facendo portare più cose durante l'offertorio. Poi non saprei! Ci sono qui i nostri don. Magari ci possono aiutare loro!".UN ERRORE DI FONDOInutile dire che già durante l'esposizione di questo "straordinario" programma il Maalox aveva smesso di fare effetto e, appena chiamato in causa, i dolori si fecero più intensi. Cercai di fare un bel respiro approfittando del fatto che il mio parroco cercò di districarsi in questo impiccio dando un colpo al cerchio e uno alla botte!Quando i miei "dolori" si attenuarono presi la parola cercando di far capire loro che c'era un errore di fondo poiché, durante la Messa, non sono i bambini i protagonisti. L'unico vero "protagonista" della Messa è il Signore Gesù.Cercai anche di spiegare il senso della musica sacra, così pure il significato dell'offertorio e terminai col sottolineare che, essendo io anche un insegnante, potevo constatare ogni settimana il grado disastroso di capacità di lettura di un notevole numero di bambini e ragazzi persino di terza media e che prendere lettori a caso tra i bambini, avrebbe attratto solo la simpatia di mamma e papà, che si sarebbero goduti l'attimo di "notorietà" del pargoletto, tediando però il resto dei presenti. Come credete che sia andata a finire? Subito il gruppo dei novatori fu risentito perché il giovane vice parroco aveva spento sul nascere la lampadina della grande idea."Ecco! Ci si lamenta della scarsa presenza dei bambini e quando qualcuno propone un'idea nuova ci sono solo chiusure!". Dopo un altro profondo respiro cercai di far capire agli "illuminati" che, come al solito, ci si trovava davanti alla classica situazione. Nell'affrontare un problema noi possiamo scegliere la strada più breve e più facile che darà "risultati" immediati ma che non durano nel tempo oppure, possiamo intraprendere quella più lunga, che richiede maggior impegno e che non darà risultati immediati ma alla lunga darà i frutti desiderati e duraturi.Per...

10 MINJAN 23
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Come coinvolgere i bambini alla messa

Cancellata in Australia la libertà della Chiesa

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5825CANCELLATA IN AUSTRALIA LA LIBERTA' DELLA CHIESA di Mauro FaverzaniA fare, per così dire, da "apripista" sono gli Stati di Victoria e Tasmania, in Australia: qui si vuole costringere i sacerdoti a violare il segreto confessionale. Per legge. Sono già state approvate, infatti, le norme, che impongono loro l'obbligo civile di denunciare i reati di abuso su minori, appresi nell'esercizio del loro ministero, durante il Sacramento della Penitenza. La minaccia, per quanti volessero disobbedire, è di sbatterli in galera. Per tre anni.Si tratta di leggi, che si scontrano frontalmente con il Codice di Diritto Canonico, laddove spiega esplicitamente: «Il sigillo sacramentale [ovvero il segreto confessionale - NdR] è inviolabile; pertanto non è assolutamente lecito al confessore tradire anche solo in parte il penitente con parole o qualunque altro modo e per qualsiasi causa. È affatto proibito al confessore far uso delle conoscenze acquisite dalla confessione con aggravio del penitente, anche escluso qualsiasi pericolo di rivelazione» (can. 983-984). Ed ancora: «Il confessore che viola direttamente il sigillo sacramentale incorre nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica; chi poi lo fa solo indirettamente sia punito proporzionalmente alla gravità del delitto» (can. 1388).Sulla stessa linea anche il Codice dei Canoni delle Chiese Orientali: «Il confessore, che ha violato direttamente il sigillo sacramentale, sia punito con la scomunica maggiore. Se invece ha rotto il sigillo in altro modo, sia punito con una pena adeguata» (can. 1456). Ma qui si precisa come colpiti dai provvedimenti canonici siano anche coloro che utilizzino le informazioni illecitamente ottenute: «Colui che in qualsiasi modo ha cercato di avere notizie dalla confessione oppure che ha trasmesso ad altri le notizie già avute sia punito con la scomunica minore oppure con la sospensione».PERCHÉ TANTO RIGORE?È ben spiegato dal Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 1467: «Data la delicatezza e la grandezza di questo ministero e il rispetto dovuto alle persone, la Chiesa dichiara che ogni sacerdote che ascolta le confessioni è obbligato, sotto pene molto severe, a mantenere un segreto assoluto riguardo ai peccati che i suoi penitenti gli hanno confessato. Non gli è lecito parlare neppure di quanto viene a conoscere, attraverso la confessione, della vita dei penitenti».Concetto ribadito recentemente, il primo luglio di quest'anno, anche da una Nota della Penitenzieria Apostolica sull'importanza del foro interno e l'inviolabilità del Sigillo Sacramentale, in cui si legge: «Il sacerdote viene a conoscenza dei peccati del penitente "non ut homo, sed ut Deus - Non come uomo, ma come Dio", a tal punto che egli semplicemente "non sa" ciò che gli è stato detto in sede di confessione, perché non l'ha ascoltato in quanto uomo ma, appunto, in nome di Dio. Il confessore potrebbe, perciò, anche "giurare", senza alcun pregiudizio per la propria coscienza, di "non sapere" quel che sa soltanto in quanto ministro di Dio. Per la sua peculiare natura, il Sigillo Sacramentale arriva a vincolare il confessore anche "interiormente", al punto che gli è proibito ricordare volontariamente la confessione ed egli è tenuto a sopprimere ogni involontario ricordo di essa».In virtù di tutto questo, legge o non legge, mons. Julian Charles Porteous, arcivescovo di Hobart, Diocesi nello Stato della Tasmania, ha già avvertito i propri sacerdoti: nessuno di loro può violare il segreto confessionale, indipendentemente da quanto disposto o meno dalle leggi civili. Qui vale la legge di Dio: «Come Arcivescovo - ha detto - è mio dovere difendere l'insegnamento cattolico in materia».Assolutamente sacrileghe, lesive di tali norme e della libertà religiosa appaiono pertanto le...

9 MIN2019 SEP 26
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Cancellata in Australia la libertà della Chiesa

Padre Pio spiega la santa messa

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5800PADRE PIO SPIEGA LA SANTA MESSA di Corrado Gnerre«Il mondo potrebbe reggersi senza il sole, ma non senza la Messa»«Se la gente sapesse cosa accade sull'altare durante la Messa, dovrebbero mettere i carabinieri dinanzi alle chiese per contenere le folle»Queste due citazioni sono di Padre Pio da Pietrelcina, il Santo del confessionale, del Rosario e della Messa. Una vera e propria icona di risposta alla crisi del sacerdozio del XX secolo.Chi abbia assistito alla Messa celebrata da san Pio (Messa, che arrivava a durare perfino due ore) riusciva facilmente a penetrare nel Mistero dell'azione liturgica, a capire cioè che la Messa, ogni Messa, è la ri-attualizzazione incruenta del Sacrificio di Cristo sul Calvario. San Pio riusciva facilmente e chiaramente, insomma, ad esprimerne l'aspetto sacrificale.Dal libro L'ultima Messa di Padre Pio di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, leggiamo come il Santo del Gargano considerasse la Messa un «completamento sacro con la passione di Gesù», in cui poter leggere «tutto il Calvario»; ma anche come egli stesso soffrisse, celebrandola, «tutto quello che ha sofferto Gesù nella Sua passione, inadeguatamente» per quanto «a umana creatura» sia possibile, «contro ogni mio demerito e per sola Sua bontà», pronunziando un solo fiat, quello «di soffrire e sempre soffrire per i fratelli di esilio e per il suo Divin regno».L'UNICO SACERDOTE STIGMATIZZATOPrima di tutto va tenuto presente come san Pio da Pietrelcina sia attualmente l'unico sacerdote stigmatizzato. Chi volesse a riguardo obiettare che anche san Francesco d'Assisi ricevette le stigmate, dovrebbe sapere che il Santo di Assisi non fu mai ordinato sacerdote, fermandosi al diaconato. Ma non solo. Mentre il Patrono d'Italia ricevette le stigmate come «ultimo sigillo» (Divina Commedia, Paradiso, XI, Dante Alighieri) cioè al termine della sua vita, padre Pio le ricevette a 31 anni e le portò per ben cinquant'anni, dal 20 settembre del 1918 fino alla morte, avvenuta il 23 settembre del 1968. Cinquant'anni precisi, poiché le stigmate iniziarono a rimarginarsi - senza la cicatrizzazione - pochissimo tempo prima della sua morte: fu proprio per questo che il Santo sacerdote cappuccino capì ch'era ormai arrivata la chiamata al Cielo.Il sacerdote è un alter Christus sempre; lo è ontologicamente, ma soprattutto nella celebrazione della Messa, laddove in maniera evidente si esprime questa dimensione. Durante la consacrazione eucaristica, misticamente, le mani del celebrante diventano realmente le mani di Cristo, così come il calice utilizzato diventa misticamente il calice, che Gesù stesso utilizzò nell'Ultima Cena al momento dell'istituzione del Sacramento dell'Eucaristia.Padre Pio con le stigmate, con mani e piedi traforati, con la ferita al costato (piaghe, queste, che diventavano più dolorose e sanguinanti al momento della celebrazione eucaristica) ha rappresentato visivamente cosa sia davvero la Messa, in un tempo in cui questa dimensione sacrificale pare quasi totalmente sparita, soprattutto nella consapevolezza dei fedeli.IL CONTRASTO CON GLI ABUSI LITURGICICerto, fa impressione pensare alla Messa di san Pio da Pietrelcina e vedere certi abusi liturgici al «limite del sopportabile» - come ebbe a definirli papa Benedetto XVI nella lettera di accompagnamento al motu proprio Summorum Pontificum -. Sacerdoti che ballano o fanno ballare durante le celebrazioni, altari contornati da palloncini e bolle di sapone, presbiteri con clown e majorettes. Fa impressione vedere la differenza: da una parte il Calvario dall'altra la pantomima, da una parte il Mistero dall'altra la tristezza nell'apparente allegria beota della banalizzazione.Ad una domanda il Santo del Gargano rispose che «solo in Paradiso» potremo vedere gli innumerevoli...

5 MIN2019 SEP 4
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Padre Pio spiega la santa messa

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Matrimoni e funerali celebrati dai laici?

TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6218MATRIMONI E FUNERALI CELEBRATI DAI LAICI? di Nico SpuntoniGiornali e telegiornali hanno sparato ieri titoloni sul "sì a nozze e funerali celebrati dai laici" a proposito della nuova Istruzione curata dalla Congregazione per il Clero, parlando sensazionalisticamente di "svolta". Ma è davvero così? "La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa", questo il nome del documento approvato da papa Francesco il 27 giugno 2020, nel capitolo dedicato agli "Incarichi e ministeri parrocchiali" investe il "il Vescovo, a suo prudente giudizio" della possibilità di affidare "ai diaconi, alle persone consacrate e ai fedeli laici, sotto la guida e la responsabilità del parroco" alcuni compiti, tra cui "la celebrazione del rito delle esequie" e "dove mancano sacerdoti e diaconi", "previo il voto favorevole della Conferenza Episcopale e ottenuta la licenza dalla Santa Sede" la facoltà di assistere ai matrimoni.Non è corretto, però, parlare di "svolta in Vaticano": infatti, come appare evidente anche nei rimandi, già nel n.9 dei Praenotanda compresi nell'Ordo Exsequiarum del 1969 viene disposto che le "esequie nella Liturgia della Parola possono essere celebrate dal diacono" e, "se la necessità pastorale lo esige, la Conferenza Episcopale può, con il consenso della Sede Apostolica, designare anche un laico". Una circostanza confermata nel 1997 nell' "Istruzione Ecclesiae de mysterio su alcune questioni circa la collaborazione dei fedeli laici al ministero dei sacerdoti", dove si legge che "i fedeli non ordinati possono guidare le esequie ecclesiastiche solo nel caso di vera mancanza di un ministro ordinato ed osservando le norme liturgiche in merito", precisando che "a tale compito dovranno essere ben preparati, sia sotto il profilo dottrinale che liturgico".NULLA DI NUOVODando un'occhiata a quest'ultimo documento, redatto 23 anni fa dalla Congregazione per il Clero insieme ad altri 7 dicasteri della Curia romana, è possibile smontare il sensazionalismo utilizzato da buona parte dei media per commentare la nuova Istruzione anche a proposito delle nozze: infatti, nell'articolo 10 dedicato proprio al "L'assistenza ai matrimoni", ci sono due capoversi che fanno riferimento alla "possibilità di delegare fedeli non ordinati ad assistere ai Matrimoni può rivelarsi necessaria, in circostanze molto particolari di grave mancanza di ministri sacri", specificando, però, che essa "è condizionata al verificarsi di tre requisiti: Il Vescovo diocesano (...) può concedere tale delega unicamente nei casi in cui mancano sacerdoti o diaconi e soltanto dopo aver ottenuto, per la propria diocesi, il voto favorevole della Conferenza episcopale e la necessaria licenza della Santa Sede".Nulla di nuovo sotto il sole, dunque, con il documento approvato lo scorso 27 giugno: questa eventualità per le nozze, infatti, è già prevista nel Codice di Diritto Canonico nei canoni 1112 e 1116 laddove si dice che, in mancanza di sacerdote e diaconi, il Vescovo diocesano può delegare a presiedere anche un "laico idoneo" che sia "capace di istruire gli sposi e preparato a compiere nel debito modo la liturgia del matrimonio".Piuttosto, va sottolineato il carattere di eccezionalità di questi casi non certo occultato nell'ultima Istruzione - differentemente da quanto fatto in molti titoli ed articoli giornalistici - con la conferma di quella che è la regola generale che, in quanto tale, può ammettere eccezioni pur col consenso della Conferenza Episcopale ed in accordo con la Santa Sede.Il documento, al contrario, sembrerebbe voler mettere un freno a certe libertà interpretative che talvolta si concedono alcuni vescovi in merito alla partecipazione dei fedeli laici alla missione della Chiesa.NO ALLA...

16 MIN1 w ago
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Matrimoni e funerali celebrati dai laici?

La comunione con i guanti e sulle mani è un abuso liturgico (ed inoltre è meno igienico)

TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6144LA COMUNIONE CON I GUANTI E SULLE MANI E' UN ABUSO LITURGICO (ED INOLTRE E' MENO IGIENICO)Occorre anzitutto osservare che le disposizioni governative sulla ripresa delle celebrazioni con il popolo sono assolutamente nulle: le autorità civili non hanno alcuna competenza in materia di culto religioso; i rappresentanti della conferenza episcopale, dal canto loro, non hanno giurisdizione né sui vescovi, né sui sacerdoti, né sui fedeli.Ogni singolo vescovo, purché sia in comunione con il Papa, è sovrano nella sua diocesi per ciò che compete alla sua autorità; in essa non rientra tuttavia quanto stabilito dalle rubriche del Messale, che sono legge per tutta la Chiesa e possono essere modificate solo dalla Santa Sede, o di sua iniziativa o in risposta ad eventuali richieste dei vescovi (rescriptive). La Santa Sede, poi, ha facoltà solo sugli elementi non essenziali dei riti, non sulla loro sostanza immutabile.Le...

12 MINMAY 26
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La comunione con i guanti e sulle mani è un abuso liturgico (ed inoltre è meno igienico)

Quando va fatto il Segno della Croce

TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6137QUANDO VA FATTO IL SEGNO DELLA CROCEdi Piefrancesco NardiniNel suo catechismo San Pio X, dopo averci parlato di come fare il Segno di Croce, di quali verità esprima e della sua utilità, ci insegna anche quando è bene farlo.A dire il vero, la risposta a questo numero sarebbe stata semplicissima: bastava scrivere "sempre".È, infatti, sempre buona cosa fare il Segno di Croce, in ogni momento non si sbaglia mai a farlo. L'unico modo in cui non è bene è quando lo si fa come fosse un gesto scaramantico, slegato dal suo reale significato. Ciò perché «con questo semplice atto di religione professiamo la nostra fede nei misteri più necessari a credersi, diamo gloria a Dio e procuriamo a noi e agli altri molti vantaggi spirituali e anche corporali» (Dragone, n. 36).Ovviamente il Santo Papa di Riese ci dice che è "sempre bene" farlo, ma non si limita a insegnarci questo e si premura di indicarci anche alcuni esem...

6 MINMAY 20
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Quando va fatto il Segno della Croce

La comunione distribuita con i guanti? Niccolò Stenone non si sarebbe convertito

TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6133LA COMUNIONE DISTRIBUITA CON I GUANTI? NICCOLO' STENONE NON SI SAREBBE CONVERTITOForse non conoscete chi sia san Nicolò Stenone. Ve lo diciamo subito. Nacque a Copenaghen, in Danimarca, nel 1636. Crebbe ovviamente protestante. Il suo nome in danese era Niels Steinsen, italianizzato Nicolò Stenone.Fu un grande e al suo tempo già famosissimo scienziato. Soprattutto un anatomista. Molti altolocati ambienti europei ricercavano la sua sapienza medica.Ebbene questo illustre protestante, oggi lo definiremmo "intellettuale protestante", decise di convertirsi al Cattolicesimo. Non solo, studiò per farsi ordinare sacerdote e divenne perfino vescovo.Fin qui qualcuno potrebbe dire: di storie come queste, seppur edificanti, ce ne sono tante. È vero. Il Cattolicesimo, grazie a Dio, ne annovera molte. Ma è l'occasione che suscitò la conversione dello scienziato danese che è interessante ricordarla in questi giorni.Stenon...

5 MINMAY 20
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La comunione distribuita con i guanti? Niccolò Stenone non si sarebbe convertito

Il padre spirituale è necessario (e va scelto bene)

TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6054IL PADRE SPIRITUALE E' NECESSARIO E VA SCELTO BENEParliamo prima della necessità di un direttore (maestro spirituale/confessore regolare) rispetto ai pericoli della vita spirituale e poi rispetto all'autorità della Chiesa e dopo delle qualità che gli convengono.1) LA NECESSITÀ DI UN DIRETTORE NEI PERICOLI DELLA VITA SPIRITUALEProveniamo da un bel Regno ed a quel bel Regno dobbiamo tornare, ma tornare attraverso un paese selvaggio e pericoloso. Il terreno è ingannatore e pieno di pericoli; dappertutto ci sono nascosti nemici senza misericordia, che ci vogliono uccidere ed impadronirsi delle nostre anime.Il Re che ci ha incaricati di tornare al Suo regno, ci ha giustamente fatti accompagnare da un Suo servo, che ci possa guidare attraverso il terreno e custodirci dai nemici feroci. Questo è l'Angelo Custode. Ma vuol farci accompagnare anche da qualcun altro, non invisibile né puramente spirituale, bensì visi...

9 MINAPR 15
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Il padre spirituale è necessario (e va scelto bene)

Perché la quaresima e la penitenza danno tanto fastidio alla cultura moderna?

TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6057PERCHE' LA QUARESIMA E LA PENITENZA DANNO TANTO FASTIDIO ALLA CULTURA MODERNA?La Quaresima richiama il deserto in cui Gesù andò a fare penitenza per quaranta giorni.Gesù aveva bisogno di far penitenza, Lui che è vero uomo ed anche vero Dio? La risposta è ovviamente negativa. E allora perché andò nel deserto? Per insegnare quanto per noi sia necessaria la penitenza; e quanto essa costituisca la verità della natura umana.Verità della natura umana. Vediamo perché.Pochi sanno che la penitenza è strutturalmente anti-moderna. E non perché richiami chissà quali atmosfere passate; bensì perché richiama una verità antropologica che è stata volutamente negata dalla mentalità moderna e anche da quella contemporanea postmoderna.La penitenza, infatti, presuppone che l'uomo è libero. Per due motivi.Il primo è perché la penitenza è una purificazione dei peccati. Ora, se c'è necessità di purificarsi dai pe...

4 MINMAR 18
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Perché la quaresima e la penitenza danno tanto fastidio alla cultura moderna?

Il decalogo del buon parrocchiano

TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6033IL DECALOGO DEL BUON PARROCCHIANO di Don Yoannis Lahzi GaidPartendo dal Vangelo del "buon pastore" (Gv 10), spesso si elencano i caratteri e le doti che un pastore dovrebbe avere per essere chiamato "buon pastore", ossia: non abbandonare mai le pecore e non fuggire di fronte al lupo o ai pericoli; preoccuparsi delle pecore a differenza del mercenario a cui non interessa di loro; conoscere personalmente il proprio gregge; guidare le pecore ai pascoli erbosi; accompagnare anche le altre pecore, che non appartengono al recinto, per formare un solo gregge con un solo pastore e, infine, amare le proprie pecore sino al punto di offrire liberamente la propria vita per la loro.Sono le doti, anzi gli obiettivi, che ogni pastore deve avere dinanzi ai propri occhi per cercare quotidianamente di raggiungere e misurare la propria fedeltà all'esempio dell'unico perfetto "buon Pastore", Gesù Cristo.Però si trascura, quasi sempre, di elencare le doti che una pecora o un fedele dovrebbe avere per essere chiamato o chiamata "buon fedele". Partendo dall'immagine del pastore e delle pecore, guardiamoci nello specchio della verità e facciamoci questa domanda: chi è la "buona pecora"?A questa domanda possono venirci in aiuto questi "dieci comandamenti del buon parrocchiano".1. CONOSCERE IL PASTOREGesù stesso nel Vangelo di Giovanni disse: "lo sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me" (Gv 10,14). Una conoscenza reciproca e interpersonale che supera il rapporto superficiale e burocratico tra un "funzionario" e un "cliente". Trattare il pastore da persona di famiglia e non da estraneo - perfino sospettato - invitarlo e lasciarsi invitare da lui anche per una sana chiacchierata! Superare reciprocamente la timidezza che congela la conoscenza e valicare ogni tipo di pregiudizio che ostacola l'incontro.2. FIDARSI DEL PASTOREAvere fiducia nei nostri pastori, pur conoscendo i loro difetti e pregi. Una fiducia riconoscente del fatto che sono stati scelti dal "buon Pastore" e che hanno consacrato la loro vita a Dio e al servizio delle nostre anime. Fidarci di loro, non perché sono perfetti, ma perché la mancanza di fiducia è il virus che rovina qualsiasi rapporto e semina sospetto e smarrimento!3. ASCOLTARE LA VOCE DEL PASTOREIn mezzo a una moltitudine di voci urlanti, il "buon parrocchiano" deve saper distinguere tra la voce del pastore e le altre, ossia non lasciarsi ingannare dalle voci che spesso si presentano come quella dei pastori, ma che in realtà sono voci di lupi rapaci. Si tratta di ascoltare (cfr. Dt 6,4-13: Ascolta Israele), cioè concentrarsi totalmente, abbandonando tutte le altre cose che ci distraggono. Ascoltare richiede di imparare la lingua di Dio: il silenzio della preghiera e l'apertura verso le persone che ci guidano a lui! Una pecora che non ascolta la voce del pastore è una pecora smarrita!4. OBBEDIRE AL PASTOREL'obbedienza è il frutto dell`ascolto attento e della fiducia, della conoscenza e soprattutto dell'amore! Gesù ha obbedito alla volontà del Padre persino di fronte alla croce. La disobbedienza al comandamento divino portò l'uomo e la donna fuori dal Paradiso e dalla grazia con Dio! Non si tratta mai di una sottomissione di schiavitù, ma di un filiale e fiducioso atto di sequela.5. NON DIMENTICARE IL PASTORESpesso le pecore sazie scordano facilmente il pastore che le ha guidate faticosamente ai pascoli erbosi. Il peccato della dimenticanza è il peccato delle persone irriconoscenti e immemori.6. NON MORMORARELa mormorazione è il cancro che distrugge l'armonia in qualsiasi comunità, è il peccato che inizia come una piccola fiamma per trasformarsi poi in un incendio. Evitiamo perciò il "terrorismo delle...

7 MINFEB 26
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Il decalogo del buon parrocchiano

Come coinvolgere i bambini alla messa

TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5988COME COINVOLGERE I BAMBINI ALLA MESSA di don Sabino DecoratoA molti sacerdoti e catechisti sarà capitato di partecipare alle irrinunciabili riunioni di verifica e progettazione del catechismo. Durante una di queste, dove mi ero preparato prendendo la mia solita dose di Maalox contro i mal di stomaco, mi misi a sedere proponendomi, per l'ennesima volta, di non intervenire (io ero solo il coadiutore e per fortuna toccava al parroco gestire l'incontro). Riuscii a mantenere il proposito per i primi cinque interventi ma poi la mia poca costanza fu messa a dura prova. Come al solito intervenne una zelante catechista spinta da un sincero rincrescimento: "Avete notato che c'è stato un calo di bambini durante la Messa della domenica?". Tutti mossero la testa annuendo! "Io sono davvero sconsolata! Ma cosa possiamo fare?"Silenzio della sala, quasi si vegliasse un moribondo! Poi ecco d'improvviso la luce! Uno dei catechisti prese con coraggio la parola: "Io ho la mia idea! Secondo me bisogna coinvolgere di più i bambini, dobbiamo capire che sono loro i protagonisti della Messa perché sono i più piccoli".Subito alcuni volti si illuminarono. Finalmente qualcuno ci sta dando un'idea buona, approfittiamone subito. Infatti ne intervenne una con la scontata domanda: "Bell'idea! Ma cosa possiamo fare per coinvolgerli?".L'improvvisato maestro delle cerimonie, ringalluzzito da quel momento di notorietà ci propinò la sua strategia: "Per prima cosa dobbiamo chiedere alla corale di cambiare il repertorio e fare canti più alla portata dei bambini, magari proponendo quelli dove possono battere le mani e muoversi in po'. Poi i sacerdoti dovrebbero abbassare il livello delle omelie per renderle più accessibili ai bambini. In più dobbiamo coinvolgerli direttamente, magari facendo leggere a loro le preghiere dei fedeli, e facendo portare più cose durante l'offertorio. Poi non saprei! Ci sono qui i nostri don. Magari ci possono aiutare loro!".UN ERRORE DI FONDOInutile dire che già durante l'esposizione di questo "straordinario" programma il Maalox aveva smesso di fare effetto e, appena chiamato in causa, i dolori si fecero più intensi. Cercai di fare un bel respiro approfittando del fatto che il mio parroco cercò di districarsi in questo impiccio dando un colpo al cerchio e uno alla botte!Quando i miei "dolori" si attenuarono presi la parola cercando di far capire loro che c'era un errore di fondo poiché, durante la Messa, non sono i bambini i protagonisti. L'unico vero "protagonista" della Messa è il Signore Gesù.Cercai anche di spiegare il senso della musica sacra, così pure il significato dell'offertorio e terminai col sottolineare che, essendo io anche un insegnante, potevo constatare ogni settimana il grado disastroso di capacità di lettura di un notevole numero di bambini e ragazzi persino di terza media e che prendere lettori a caso tra i bambini, avrebbe attratto solo la simpatia di mamma e papà, che si sarebbero goduti l'attimo di "notorietà" del pargoletto, tediando però il resto dei presenti. Come credete che sia andata a finire? Subito il gruppo dei novatori fu risentito perché il giovane vice parroco aveva spento sul nascere la lampadina della grande idea."Ecco! Ci si lamenta della scarsa presenza dei bambini e quando qualcuno propone un'idea nuova ci sono solo chiusure!". Dopo un altro profondo respiro cercai di far capire agli "illuminati" che, come al solito, ci si trovava davanti alla classica situazione. Nell'affrontare un problema noi possiamo scegliere la strada più breve e più facile che darà "risultati" immediati ma che non durano nel tempo oppure, possiamo intraprendere quella più lunga, che richiede maggior impegno e che non darà risultati immediati ma alla lunga darà i frutti desiderati e duraturi.Per...

10 MINJAN 23
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Come coinvolgere i bambini alla messa

Cancellata in Australia la libertà della Chiesa

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5825CANCELLATA IN AUSTRALIA LA LIBERTA' DELLA CHIESA di Mauro FaverzaniA fare, per così dire, da "apripista" sono gli Stati di Victoria e Tasmania, in Australia: qui si vuole costringere i sacerdoti a violare il segreto confessionale. Per legge. Sono già state approvate, infatti, le norme, che impongono loro l'obbligo civile di denunciare i reati di abuso su minori, appresi nell'esercizio del loro ministero, durante il Sacramento della Penitenza. La minaccia, per quanti volessero disobbedire, è di sbatterli in galera. Per tre anni.Si tratta di leggi, che si scontrano frontalmente con il Codice di Diritto Canonico, laddove spiega esplicitamente: «Il sigillo sacramentale [ovvero il segreto confessionale - NdR] è inviolabile; pertanto non è assolutamente lecito al confessore tradire anche solo in parte il penitente con parole o qualunque altro modo e per qualsiasi causa. È affatto proibito al confessore far uso delle conoscenze acquisite dalla confessione con aggravio del penitente, anche escluso qualsiasi pericolo di rivelazione» (can. 983-984). Ed ancora: «Il confessore che viola direttamente il sigillo sacramentale incorre nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica; chi poi lo fa solo indirettamente sia punito proporzionalmente alla gravità del delitto» (can. 1388).Sulla stessa linea anche il Codice dei Canoni delle Chiese Orientali: «Il confessore, che ha violato direttamente il sigillo sacramentale, sia punito con la scomunica maggiore. Se invece ha rotto il sigillo in altro modo, sia punito con una pena adeguata» (can. 1456). Ma qui si precisa come colpiti dai provvedimenti canonici siano anche coloro che utilizzino le informazioni illecitamente ottenute: «Colui che in qualsiasi modo ha cercato di avere notizie dalla confessione oppure che ha trasmesso ad altri le notizie già avute sia punito con la scomunica minore oppure con la sospensione».PERCHÉ TANTO RIGORE?È ben spiegato dal Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 1467: «Data la delicatezza e la grandezza di questo ministero e il rispetto dovuto alle persone, la Chiesa dichiara che ogni sacerdote che ascolta le confessioni è obbligato, sotto pene molto severe, a mantenere un segreto assoluto riguardo ai peccati che i suoi penitenti gli hanno confessato. Non gli è lecito parlare neppure di quanto viene a conoscere, attraverso la confessione, della vita dei penitenti».Concetto ribadito recentemente, il primo luglio di quest'anno, anche da una Nota della Penitenzieria Apostolica sull'importanza del foro interno e l'inviolabilità del Sigillo Sacramentale, in cui si legge: «Il sacerdote viene a conoscenza dei peccati del penitente "non ut homo, sed ut Deus - Non come uomo, ma come Dio", a tal punto che egli semplicemente "non sa" ciò che gli è stato detto in sede di confessione, perché non l'ha ascoltato in quanto uomo ma, appunto, in nome di Dio. Il confessore potrebbe, perciò, anche "giurare", senza alcun pregiudizio per la propria coscienza, di "non sapere" quel che sa soltanto in quanto ministro di Dio. Per la sua peculiare natura, il Sigillo Sacramentale arriva a vincolare il confessore anche "interiormente", al punto che gli è proibito ricordare volontariamente la confessione ed egli è tenuto a sopprimere ogni involontario ricordo di essa».In virtù di tutto questo, legge o non legge, mons. Julian Charles Porteous, arcivescovo di Hobart, Diocesi nello Stato della Tasmania, ha già avvertito i propri sacerdoti: nessuno di loro può violare il segreto confessionale, indipendentemente da quanto disposto o meno dalle leggi civili. Qui vale la legge di Dio: «Come Arcivescovo - ha detto - è mio dovere difendere l'insegnamento cattolico in materia».Assolutamente sacrileghe, lesive di tali norme e della libertà religiosa appaiono pertanto le...

9 MIN2019 SEP 26
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Cancellata in Australia la libertà della Chiesa

Padre Pio spiega la santa messa

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5800PADRE PIO SPIEGA LA SANTA MESSA di Corrado Gnerre«Il mondo potrebbe reggersi senza il sole, ma non senza la Messa»«Se la gente sapesse cosa accade sull'altare durante la Messa, dovrebbero mettere i carabinieri dinanzi alle chiese per contenere le folle»Queste due citazioni sono di Padre Pio da Pietrelcina, il Santo del confessionale, del Rosario e della Messa. Una vera e propria icona di risposta alla crisi del sacerdozio del XX secolo.Chi abbia assistito alla Messa celebrata da san Pio (Messa, che arrivava a durare perfino due ore) riusciva facilmente a penetrare nel Mistero dell'azione liturgica, a capire cioè che la Messa, ogni Messa, è la ri-attualizzazione incruenta del Sacrificio di Cristo sul Calvario. San Pio riusciva facilmente e chiaramente, insomma, ad esprimerne l'aspetto sacrificale.Dal libro L'ultima Messa di Padre Pio di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, leggiamo come il Santo del Gargano considerasse la Messa un «completamento sacro con la passione di Gesù», in cui poter leggere «tutto il Calvario»; ma anche come egli stesso soffrisse, celebrandola, «tutto quello che ha sofferto Gesù nella Sua passione, inadeguatamente» per quanto «a umana creatura» sia possibile, «contro ogni mio demerito e per sola Sua bontà», pronunziando un solo fiat, quello «di soffrire e sempre soffrire per i fratelli di esilio e per il suo Divin regno».L'UNICO SACERDOTE STIGMATIZZATOPrima di tutto va tenuto presente come san Pio da Pietrelcina sia attualmente l'unico sacerdote stigmatizzato. Chi volesse a riguardo obiettare che anche san Francesco d'Assisi ricevette le stigmate, dovrebbe sapere che il Santo di Assisi non fu mai ordinato sacerdote, fermandosi al diaconato. Ma non solo. Mentre il Patrono d'Italia ricevette le stigmate come «ultimo sigillo» (Divina Commedia, Paradiso, XI, Dante Alighieri) cioè al termine della sua vita, padre Pio le ricevette a 31 anni e le portò per ben cinquant'anni, dal 20 settembre del 1918 fino alla morte, avvenuta il 23 settembre del 1968. Cinquant'anni precisi, poiché le stigmate iniziarono a rimarginarsi - senza la cicatrizzazione - pochissimo tempo prima della sua morte: fu proprio per questo che il Santo sacerdote cappuccino capì ch'era ormai arrivata la chiamata al Cielo.Il sacerdote è un alter Christus sempre; lo è ontologicamente, ma soprattutto nella celebrazione della Messa, laddove in maniera evidente si esprime questa dimensione. Durante la consacrazione eucaristica, misticamente, le mani del celebrante diventano realmente le mani di Cristo, così come il calice utilizzato diventa misticamente il calice, che Gesù stesso utilizzò nell'Ultima Cena al momento dell'istituzione del Sacramento dell'Eucaristia.Padre Pio con le stigmate, con mani e piedi traforati, con la ferita al costato (piaghe, queste, che diventavano più dolorose e sanguinanti al momento della celebrazione eucaristica) ha rappresentato visivamente cosa sia davvero la Messa, in un tempo in cui questa dimensione sacrificale pare quasi totalmente sparita, soprattutto nella consapevolezza dei fedeli.IL CONTRASTO CON GLI ABUSI LITURGICICerto, fa impressione pensare alla Messa di san Pio da Pietrelcina e vedere certi abusi liturgici al «limite del sopportabile» - come ebbe a definirli papa Benedetto XVI nella lettera di accompagnamento al motu proprio Summorum Pontificum -. Sacerdoti che ballano o fanno ballare durante le celebrazioni, altari contornati da palloncini e bolle di sapone, presbiteri con clown e majorettes. Fa impressione vedere la differenza: da una parte il Calvario dall'altra la pantomima, da una parte il Mistero dall'altra la tristezza nell'apparente allegria beota della banalizzazione.Ad una domanda il Santo del Gargano rispose che «solo in Paradiso» potremo vedere gli innumerevoli...

5 MIN2019 SEP 4
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Padre Pio spiega la santa messa
hmly
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